«Casa Italia» per resistere ai terremoti

Un miliardo di euro per puntellare le abitazioni. Partono i progetti pilota

Marta Bravi

Milano «Bisogna smettere di parlare di fatalità, in questo Paese si parla troppo spesso di fatalità. Non c'è niente di fatale nel sisma, il nostro è un Paese sismico. Dobbiamo avere fiducia nella scienza e uscire dal medioevo oscuro della fatalità. Non so se sarà una rivoluzione ma una presa di coscienza collettiva». Parola di Renzo Piano, archistar, senatore a vita, che ha scelto il museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, «un luogo di scienza» per presentare con il premier Paolo Gentiloni e Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano il progetto Casa Italia.

Il progetto, lanciato dall'ex premier Matteo Renzi dopo il sisma in centro Italia ad agosto, è diventato un Dipartimento della presidenza del consiglio - «struttura permanente che prescinde dai governi e che farà da collettore per tutti i dati raccolti a livello nazionale» ha spiegato il premier Gentiloni - si articola sul lungo periodo con l'obiettivo di promuovere la sicurezza del paese, con particolare attenzione al rischio sismico. Obiettivo: intervenire sugli edifici esistenti, riducendone la vulnerabilità e sulla resilienza della comunità assicurando la vivibilità degli insediamenti.

Presupposto fondamentale la tecnologia: Renzo Piano non esita a paragonare il mestiere dell'architetto a quello del medico. «La diagnostica avanzata permette alla chirurgia di essere sempre meno invasiva, la stessa cosa vale per gli edifici su cui si può intervenire con una cantieristica leggera, che non prevede di allontanare gli abitanti». Sono dunque cinque principi che fanno da architrave a Casa Italia: diagnostica, cantieristica leggera, partecipazione, sostenibilità economica ma soprattutto il principio che «non si devono mandare via di casa le persone, dobbiamo salvaguardare questo legame importantissimo». E proprio su questo aspetto «la politica può essere di supporto - spiega il project manager Giovanni Azzone - coinvolgendo il più possibile la popolazione e rendendola anche consapevole della bellezza e delle generazioni future». Così sono previsti incentivi fiscali che consentono detrazioni fino all'80 per cento per chi ristruttura le proprie case nelle zone sismiche di rischio 1/2 e 3 . «Martedì nella prossima finanziaria - ha annunciato Gentiloni - inserirà risorse per 1 miliardo di euro», mentre altri 25 milioni saranno stanziati per i progetti pilota che partiranno entro la fine dell'estate. Saranno aperti a Catania, Feltre (Belluno), Foligno (Perugia), Gorizia, Isernia, Piedimonte Matese (Caserta), Potenza, Reggio Calabria, Sora (Frosinone), e Sulmona (L'Aquila) e coinvolgeranno abitazioni di proprietà pubbliche. Per questo «sono state identificate dieci città campione che sono emblematiche di diverse tipologie di intervento. Rappresentano una sperimentazione estendibile a tutto il Paese. In uno di questi Comuni sarà inserita la costruzione di una scuola che farà anche da «community center», un punto di raccolta in caso di emergenza».