Casaleggio boccia le carte d'identità sui social: "È un'assurdità"

Il presidente di Rousseau contro la proposta di Luigi Marattin: "Prevedere l'identificazione esplicita lede il diritto di parola"

Davide Casaleggio stronca la proposta targata Luigi Marattin secondo cui bisognerebbe obbligare gli utenti dei social network a fornire un documento d'identità valido al momento della registrazione, al fine di rendersi più facilmente rintracciabili in caso di comportamento illegale: "C’è chi propone l’identificazione obbligatoria con un documento di identità per potersi esprimere in rete, ma prevedere l’identificazione esplicita lede il diritto di parola da una parte ed è un’assurdità tecnica dall’altra". Il presidente dell'Associazione Rousseau si è chiesto: "Wikileaks avrebbe pubblicato i documenti sulle guerre in corso in Asia e Africa se Assange avesse saputo della persecuzione e del carcere d’ambasciata che avrebbe dovuto subire?".

"Un sistema più snello"

Per motivare la sua posizione è partito da un ragionamento: "Oggi il dibattito tra libertà di espressione e diritto all’anonimato è sempre più acceso, ma forse per affrontarlo nel modo corretto dovremmo farci le domande giuste". Ad esempio se la libertà di espressione sia necessariamente legata al riconoscimento della persona, oppure se vi sono dei casi in cui si preferirebbe poter rimanere anonimi non necessariamente per commettere un reato. Casaleggio ha osservato: "Oggi si ipotizza che i documenti di identità siano vagliati e custoditi da società principalmente estere come Facebook, Twitter e Google". Tuttavia, prendendo in riferimento il caso di Cambridge Analytica, emerge che tali società "potrebbero utilizzare i dati che condividiamo anche in maniera non opportuna basandosi su legislazioni degli Stati a cui fanno riferimento e non certo il nostro".

Ma se l'obiettivo principale è quello di poter perseguire eventuali reati, in realtà una soluzione è già esistente: "Con una denuncia alla polizia postale è possibile risalire a chi ha pubblicato un testo". Casaleggio ha sottolineato come sia possibile fingere in maniera abbastanza facile di essere all'estero: "Il fardello dell’identificazione per potersi esprimere rimarrebbe quindi solo per coloro che la rete non la vogliono utilizzare per diffamare, e le eventuali diffamazioni rimarrebbero comunque sempre lì".

Il tema fondamentale è quello di non precludere ad alcuno di scrivere il proprio pensiero in rete. Volendo evidenziare le caratteristiche di anonimità si potrebbero "definire dei protocolli di lavoro più veloci con gli Stati esteri con cui scambiarsi dati investigativi su reati diffamatori senza passare dalle lunghe rogatorie internazionali attuali" oppure creare "un sistema più snello per gestire i reati diffamatori per esempio legandoli a risarcimenti economici immediati e contenuti, salvo se reiterati". In tal modo si possono tutelare "i diritti dell’individuo e della collettività in modo intelligente".

Commenti

manfredog

Mer, 13/11/2019 - 14:46

..."Una assurdità tecnica"!! Invece le sue, di assurdità, come si chiamano!? mg.

Duka

Mer, 13/11/2019 - 15:21

Vai a scopare il Mare è meglio per te!!!!

Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 13/11/2019 - 17:33

La follia imperversa nel “bel Paese”!