«Il caso Contrada dimostra che serve una legge»

RomaPrima del caso Contrada e dunque prima che la Corte europea condannasse l'Italia per un processo che non si sarebbe mai dovuto celebrare, qualcuno dei nostri politici se l'era posto il problema del reato di «concorso esterno in associazione mafiosa» da molti considerato un assurdo giuridico. Mel 2013 venne anche presentato una proposta di legge per modificarlo, firmata dal senatore di Area popolare Luigi Compagna, che ha scatenato forti polemiche e che alla fine è stato ritirato.

Ci racconti com'è andata.

«Per onestà era una proposta di legge che avevo presentato anche nella legislatura precedente e che ne riproduceva una identica presentata da Giuliano Pisapia, collega di Rifondazione comunista. Il presidente Pietro Grasso disse che era una vergogna averla all'ordine del giorno. Ci fu una lunga querelle , alla fine ottenni le sue scuse».

Quindi ora Strasburgo in un certo senso la «riabilita»?

«Non posso dire che mi restituisca l'onore perché nessuno me l'ha mai tolto, ma è una questione molto più complicata del ping pong tra Grasso e me o se vogliamo tra giustizialismo e garantismo, perché innanzitutto c'è la vicenda umana di Contrada».

Qual era il nocciolo della sua proposta?

«Sostenevo che poiché ormai il concorso esterno è entrato in circolazione è necessario stabilire in che cosa consiste e sulla base di ciò mettere delle pene, cioè “tipizzarlo”. La pronuncia della Corte europea mi dà ampia soddisfazione, dice nel caso Contrada una cosa ancor più raffinata, appellandosi all'articolo 7 della Convenzione per i diritti umani, nulla poena sine legge : non dico che un reato o sta nel codice penale o non esiste, sostengo però che condannando una persona per un reato che non è nel codice l'Italia deve almeno verificare il tempo da cui questo fatto ha cominciato per consuetudine giurisprudenziale a diventare reato. Di qui la speranza che si apre per Dell'Utri».

Ora cosa si aspetta?

«Il Parlamento non se ne può più fregare come ha fatto finora, si apre un terreno per il legislatore. Sa perché i magistrati vogliono il concorso esterno? Perché è una cosa che dà consenso popolare e favore politico, così tutti dicono “che coraggio questo pm che se l'è presa con Cosentino e con Dell'Utri, perché la mafia è fatta di questo, non di quelli che sparano”».

L'ex pm Antonio Ingroia ha detto che la sentenza è sbagliata, che i reati sarebbero stati comunque punibili con il favoreggiamento.

«Ho letto la sua dichiarazione, impressionante. Dal punto di vista umano rivela grande ipocrisia e cinismo. Ma stiamo parlando di un essere umano!».

Commenti
Ritratto di alejob

Anonimo (non verificato)

Ritratto di alejob

alejob

Gio, 16/04/2015 - 19:12

Patricia, ho vissuto una vita fuori dall'Ialia e negli anni cinquanta, quando l'emigrazione Italiana era al culmine, purtroppo non sono entrati nel paese ospitante tutti i SANTI ITALIANI. Masticando la lingua indigena, il Tribunale non lontano, mi chiamava a fare l'interprete (Chiaro non per cause PENALI). Per quasi tre anni ha fatto questo increscioso lavoro, il quale mi dava fastidio per il comportamento dei miei connazionali. Ci si presentava in AULA TRE PERSONE, Il CONTESTATORE, Il CONTESTATO e l'interprete. Non ESITEVANO AVVOCATI, Il GIUDICE anche PSICOLOGO, quando APRIVA BOCCA, GUARDAVA colui che veniva interrogato con uno sguardo PENETRANTE con il quale poteva GIUDICARE la VERITA' o la MENZOGNA che usciva dalla BOCCA. I processi che io ho assistito come (Traduttore), non sono MAI DURATI più di TRENTA/QUARANTA MINUTI e le sentenze sono STATE da AMBO LE PARTI SEMPRE ACCETTATE, con finale di STRETTA DI MANO.