Il caso De Luca affonda il Pd: dopo il voto sarà resa dei conti

La minoranza scarica la Bindi, candidati locali furibondi: «Vuole solo farci perdere» Il premier sogna un repulisti, ma senza un risultato rotondo la fronda avrà gioco facile

U n test «locale», non «su di me»: da Trento, dove duetta col premier francese Valls sul palco del Festival dell'Economia, Matteo Renzi erge un muro tra il suo governo e le elezioni regionali di oggi. «Sono ottimista come sempre», dice, ma comunque vada il voto «non ci sarà nessuna conseguenza» per l'esecutivo.

Ma il risultato elettorale farà comunque una bella differenza, dentro il Pd: un exploit renziano col 6 a 1, in barba alla Bindi, darebbe al premier l'abbrivio per avviare un deciso repulisti dentro il partito, che in periferia non ha ancora conosciuto alcun rinnovamento, e per mettere definitivamente all'angolo la minoranza che ha preparato la «trappola maccartista della lista Bindi». Il premier e i suoi sono convinti che l'operazione «impresentabili» sia stata pianificata a tavolino attorno al nome di De Luca da Rosy Bindi con l'avallo dell'ala irriducibile della minoranza, Bersani e Cuperlo in testa, per dare un calcio dell'asino a Renzi a ridosso delle urne e cercare di indebolirlo politicamente. La Bindi si è però ritrovata molto isolata, il giorno dopo il colpaccio: non tanto per la raffica di attacchi arrivati non solo dai renziani ma da tutti i membri della sua Commissione - a parte Sel e grillini, e i suoi due «scudieri» Pd, i bersaniani Mattiello e Bossa - ma anche da personaggi dall'autorevolezza indiscussa a sinistra, in materia di lotta alla mafia e alla corruzione. Personaggi come Roberto Saviano, Luciano Violante, Emanuele Macaluso e Raffaele Cantone hanno bocciato senza pietà l'operato della presidente della commissione Antimafia, che «non c'entra nulla con la giustizia», come dice Cantone. Insomma, una débâcle di immagine per la Bindi. Cui si aggiunge quella politica: ieri persino un fedelissimo di Bersani come Roberto Speranza ha preso nettamente le distanze dalla sua lista di proscrizione: «Conosco bene De Luca e vedere il suo nome accostato all'Antimafia è in totale contraddizione con il suo impegno e con la sua storia, al servizio della comunità», ha detto l'ex capogruppo Pd. Un endorsement dovuto, raccontano nella minoranza, alla vera e propria insurrezione dei candidati locali del Pd contro la Bindi che «vuole farci perdere le elezioni». E siccome la minoranza ha ancor più candidati dei renziani nelle liste regionali, la Bindi andava scaricata. «Purtroppo», dice un renziano di stretta osservanza, «nel partito e nei territori la rottamazione renzista non è mai arrivata. Basta fare un esperimento: chiudete gli occhi e chiedetevi chi sarebbero stati i candidati governatori se Bersani fosse riuscito a fare il premier: esattamente gli stessi». Ecco, questo andazzo deve cambiare, con un rafforzamento del Pd renziano. Che però non prevede mosse a sorpresa come l'investitura di Maria Elena Boschi a plenipotenziaria del Nazareno. La ministra è fin troppo preziosa nel governo: proprio ora si è anche insediata a capo della cruciale commissione ministeriale che deve ridisegnare i collegi dell'Italicum. Tutti sono convinti che il governo si rafforzerà anche al Senato, dopo il voto: «Dicono i fittiani che molti deputati li hanno mollati perché sta per partire l'operazione Verdini, concordata col Cavaliere: nuovi gruppi a sostegno del governo, per assicurare la durata della legislatura», racconta un colonnello della minoranza. Ma se dalle Regionali Renzi non uscirà con un buon risultato sarà più difficile la svolta nel partito. Come difficile sarà liberarsi della Bindi, idea che Renzi e gran parte del Pd ha accarezzato: a differenza delle commissioni ordinarie, l'Antimafia è istituita da un'apposita legge e la sua presidenza non viene sottoposta al rinnovo di metà legislatura. «Però si potrebbe boicottarla come facemmo con Villari alla Vigilanza, costringendolo alle dimissioni», suggerisce un parlamentare. La convivenza tra le due anime Pd è agli sgoccioli.

di Laura Cesaretti

Roma