Caso derivati: assolti gli ex vertici del Tesoro

Scelte forse non giuste, ma «giustificabili». E comunque da valutare «nella drammaticità e delicatezza del frangente storico». La Corte dei conti ha chiuso la vicenda dei derivati stipulati dal Tesoro assolvendo Morgan Stanley e dei super dirigenti del Tesoro, ai quali la procura generale aveva chiesto un risarcimento complessivo di 3,9 miliardi di euro.

La vicenda risale al 2011, quando la banca di investimenti decise di chiudere unilateralmente in anticipo dei prodotti derivati sottoscritti nel 1994 dal Tesoro, costringendo il governo italiano a pagare 3,1 miliardi di euro. A stipulare i contratti dei dirigenti di primo piano del ministero, che sono stati assolti dalla sezione Lazio della Corte dei conti. Sono gli ex ministri Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco e l'ex dirigente del debito pubblico Maria Cannata e Vincenzo La Via, direttore generale del Tesoro fino al maggio scorso.

«Non si può ritenere che la stipulazione dei contratti derivati in contestazione integri gli estremi di una violazione di legge - sottolinea la Corte - né si può ritenere sussistente una forma di eccesso di potere».

La stipula dei contratti è una operazione che ha arrecato un danno allo Stato. Ma «occorre tenere conto» - spiegano i giudici togati - «dell'insieme delle circostanze, del contesto storico, economico e finanziario, nel quale le scelte operate dall'amministrazione si vanno a inserire».

Le scelte sono poi state «operate da soggetti, comunque unanimemente apprezzati nel loro ambito lavorativo» e non possono essere inquadrate «nell'ambito della irragionevolezza e della scriteriatezza».

I derivati sono strumenti finanziari, che in questo caso sono stati utilizzati per assicurare dal rischio di un aumento dei tassi. Una clausola prevedeva però la possibilità per la banca di estinguere in anticipo i contratti. Morgan Stanley ha esercitato questa opzione. Durante il processo la difesa, in particolare quella della banca, aveva contestato la giurisdizione della Corte. E l'avvocato Catricalà, ex presidente dell'Antitrust, aveva tirato in ballo altri derivati ai quali il ministero aveva stato dato il via libera quando Mario Draghi era direttore generale. La Corte si è dichiara «in difetto di giurisdizione», dando ragione alla difesa.