Caso Saguto, salta il prefetto di Palermo

Francesca Cannizzo trasferita per i suoi legami con il magistrato sospeso per le accuse di corruzione

La bomba arriva nel tardo pomeriggio. Due righe, in coda alla nota del Consiglio dei ministri di ieri: «Su proposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano, il prefetto Francesca Rita Maria Cannizzo cessa dalle funzioni di prefetto di Palermo per essere destinata ad altro incarico». Cade così la seconda testa del caso Saguto. Dopo il siluramento della ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che, caso praticamente unico, il Csm ha sospeso da funzioni e stipendio, ecco che arriva anche quello della sua amica prefetto di Palermo, rimossa dal Viminale, caso anche questo abbastanza raro (anche se in serata il ministero precisa che il trasferimento avviene «su sua richiesta»), per le intercettazioni, pubblicate sui giornali e finite anche al centro di un'interrogazione parlamentare dei Cinque stelle. Intercettazioni da cui traspare il rapporto strettissimo con l'amica giudice Silvana, ma anche un giro di scambi di favori e raccomandazioni.

Una decisione tutto sommato attesa, ma non scontata. Il prefetto Cannizzo, in questi giorni in ferie, non sarebbe indagata dai pm di Caltanissetta, che invece accusano Silvana Saguto di abuso d'ufficio e corruzione per la gestione personalistica dei beni sequestrati ai boss. Ma a rendere probabilmente incompatibile il suo ruolo con la permanenza a Palermo sono appunto le intercettazioni con l'amica giudice, che la Guardia di Finanza teneva sotto stretto controllo. Intercettazioni che, impietosamente, hanno restituito un quadro piuttosto imbarazzante e disinvolto dell'uso del ruolo pubblico da parte di entrambe: la Cannizzo che chiede (lo racconta la Saguto intercettata) alla giudice l'assunzione, in un bene confiscato, del nipote di un altro ex prefetto; la Saguto che chiede aiuto al prefetto per piazzare il marito Luciano Caramma, ingegnere anche lui indagato, al Cara di Mineo; la Saguto che raccomanda alla Cannizzo il professore ora accusato di avere scritto la tesi del figlio, per piazzare anche lui al Cara di Mineo. E ancora la giudice che via sms spedisce la sua scorta in tintoria a prendere una giacca del prefetto; il prefetto che organizza la festa di compleanno all'amica giudice a Villa Pajno, la residenza storica dei prefetti di Palermo; la Saguto che invita a cena il prefetto e le serve tonno sequestrato. E poi i blitz al mare insieme, prefetto e amica giudice, tanto c'è la scorta. Tanto. Forse troppo perché il prefetto Cannizzo restasse a Palermo.

Commenti

Augusto9

Sab, 07/11/2015 - 09:38

Mi potete spiegare, perché un cittadino qualsiasi, se viene intercettato mentre parla di di qualcosa, che potrebbe essere configurato come un'azione illecita viene incarcerato preventivamente, questa signora, e la sua amica prefetto pur con delle prove abbastanza evidenti che hanno usato male il ruolo, che avevano, vengono una trasferita e l'altra sospesa con una decurtazione dello stipendio, e basta. Probabilmente l'inquinamento delle prove (di qui il carcere preventivo ecc.) vale solo per il popolo, senza santi in paradiso.

steacanessa

Sab, 07/11/2015 - 16:19

E la chiamano giustizia.