Dalla Cassazione un varco per rivedere la Severino

di Un nuovo assist per il Cavaliere. Una sentenza che ancora una volta stabilisce un principio che, per analogia, potrebbe essere applicato anche a Silvio Berlusconi: la sanzione, non solo quella penale ma pure quella prevista al termine di un procedimento amministrativo, non può essere applicata retroattivamente. Proprio il contrario di quel che è successo invece al fondatore di Forza Italia che due anni fa è stato espulso dal Senato e dichiarato ineleggibile per sei anni in base alla legge Severino. Una norma che non c'era quando il reato per cui è stato condannato Berlusconi, la frode fiscale, venne commesso.

Ora in tutt'altra vicenda la seconda sezione civile della Cassazione ritorna sugli stessi concetti e dice senza tanti giri di parole che la pena non può essere retroattiva. Anche se siamo fuori dal circuito penale, anche se siamo al termine di un procedimento amministrativo. Insomma, indirettamente la Suprema corte sembra rispondere ad alcune delle critiche avanzate quando si trattò, nell'estate del 2013, di decidere il destino del Cavaliere dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Allora si fece notare che la sanzione della decadenza era di carattere amministrativo e non penale, dunque poteva e doveva essere applicata. E così fu. Oggi, al termine di un procedimento amministrativo relativo al caso Unipol e chiuso con la sanzione della confisca per equivalente stabilita dalla Consob, la Cassazione frena. E anzi sconfessa la pena: non importa che arrivi sul versante amministrativo, quel che conta è il suo carattere punitivo-afflittivo. Insomma, quel che vale è la sostanza, come insegnano la Corte di Strasburgo e la Consulta. Anzi, la Cassazione chiama in causa proprio la Corte costituzionale con tutta la sua autorevolezza per spiegare le ragioni del verdetto: «La Corte costituzionale ha recentemente affermato il principio secondo il quale tutte le misure di carattere punitivo-afflittive devono essere soggette alla medesima disciplina della sanzione penale in senso stretto», e questo sulla base della giurisprudenza della Corte dei diritti dell'uomo.

È vero che il dibattito in questi mesi si è infiammato e complicato ulteriormente con un treno di continue obiezioni e controbiezioni, ma intanto il punto pare insuperabile. Ed è un punto a favore del Cavaliere.