Castelluccio non si arrende per un piatto di lenticchie

Oggi sull'altopiano la mietitura del prezioso legume diventato un simbolo della resistenza alle avversità

Se la felicità è fatta a colori, la piana di Castelluccio è la sua tavolozza. Questa distesa srotolata a oltre 1.400 metri di altitudine tra le montagne dell'Umbria, nel parco nazionale dei Monti Sibillini, ogni anno da fine primavera a metà estate diventa una palette che sembra il campionario di una modista sfacciata: rosso, lilla, azzurro, giallo, bianco, svariati punti di verde.

Quest'anno il vestito di stagione ha rischiato di non essere cucito e sarebbe stato triste e deludente perché decine di migliaia di persone ogni anno vengono fin qui a sbirciare lo spettacolo della ruvida terra appenninica che fa la vanitosa. Ma alla fine anche quest'anno il prodigio è avvenuto. Merito degli agricoltori del territorio, che si sono battuti con feroce determinazione per venir qui su a far quello che fanno ogni anno: piantare le lenticchie, i cui fiori cospirano poi per organizzare lo spettacolo d'arte varia.

Castelluccio di Norcia è terra di lenticchie, tra le più ricercate d'Italia. Da vent'anni sono riconosciute con il marchio Igp che identifica quei prodotti che per essere buoni devono essere fatti in un certo modo e in un certo luogo.

E quell'altipiano carsico ai piedi del monte Vettore tutelato dalla rotazione delle colture (un anno le lenticchie, un anno il frumento, il terzo pascolo) è perfetto per questo legume proteico e saporito, ricco di virtù che ne fanno un superfood spontaneamente biologico, che rispetto alla concorrenza (tra le tante le lenticchie di Ustica, di Onano, di Santo Stefano di Sessanio, di Villalba) ha il vantaggio che l'altitudine disarma e azzittisce il temibile tonchio, un parassita le cui larve attaccano la pianta. Ciò fa sì che la lenticchia di Castelluccio non deve subire alcun trattamento per la conservazione. Inoltre la buccia sottile e tenera consente una cottura breve e senza ammollo.

Ma Castelluccio è anche una frazione di Norcia, una delle città più colpite dai terremoti del 2016, in particolare da quello del 30 ottobre che oltre ad avere ridisegnato il rustico skyline della cittadina ha anche reso impraticabile la strada provinciale 477, che è quella che conduce all'altipiano.

I coltivatori di lenticchie hanno dovuto combattere con le istituzioni alle prese con le mille emergenze di una terra senza pace e hanno dovuto contare sul decisivo appoggio della Coldiretti perché fosse restituita la parziale praticabilità della strada - due volte al giorno a orari prestabiliti - e fosse loro consentito di presentarsi puntuali, ai primi di aprile, non appena il lungo inverno di qui toglie la coperta di neve che ogni anno ripara i campi e li addormenta in un letargo ristoratore, all'appuntamento dell'aratura e poi della semina. Due riti agricoli e ancestrali festeggiati quest'anno come gesti di resilienza che hanno aggiunto un tocco in più a quella serie di liturgie (la croce di ramoscelli di ulivo piantata in ogni campo, lo spargimento dei carboni benedetti le litanie a San Benedetto e Santa Scolastica), che tutti gli anni propiziano la buona stagione. Poi un altro nemico si è fatto da presso: la siccità che ha reso difficile irrigare i terreni. Ma le lenticchie dovevano resistere a ogni avversità e hanno trovato da bere chissà dove, perché non è un anno qualsiasi, questo.

Così oggi, a Pian Grande di Castelluccio, inizierà la mietitura. Le lenticchie rosse, quelle verdi, quelle zigrinate, via via che verranno raccolte saranno messe a essiccare, poi saranno sottoposte alla trebbiatura e infine saranno confezionate e spedite in ogni angolo del mondo.

La produzione annuale di solito è di 1600 tonnellate, con una resa di 800 chili per ettaro. E quest'anno non dovrebbe mancare nulla all'appello.

Norcia ricomincia da qui. Da un piatto di lenticchie. Sembra poco. È tanto.

Commenti

Silvio B Parodi

Mar, 01/08/2017 - 13:19

bellissimo l'articolo... pero'????ora il governo letto l'articolo, vi aumentera' le tasse, stiamo a vedere!!!!! ahahahah w l'Italia