Cattolici dubbiosi: "Così vince la morte"

Il direttore di «Avvenire»: uno Stato civile non può arrivare a togliere la vita

«Non ha vinto la libertà, ha vinto la morte». Il mondo cattolico reagisce con rispetto e dolore per la drammatica morte, avvenuta in Svizzera, di dj Fabo, chiedendo ora che siano evitate strumentalizzazioni. La Cei e la Santa Sede non commentano ufficialmente, si preferisce la via del silenzio per non prestare il fianco alla politicizzazione. Tuttavia, il gesto in sé va condannato. È quanto prevede la stessa dottrina cattolica. «È un caso evidente di suicidio afferma al Giornale Maurizio Calipari, portavoce di Scienza e Vita, associazione della Cei - un suicidio maturato in una situazione umana ed esistenziale assolutamente pesante e devastata da una grave malattia sopraggiunta da un incidente. Rimane il fatto che si tratta della scelta della persona di chiudere la sua vita. La chiesa con chiarezza ha sempre condannato questo tipo di azione e di scelta prosegue Calipari e questo non coincide con un giudizio della persona. È una forma di offesa e di distruzione della vita umana, al pari dell'aborto. Per noi la vita è dal concepimento fino al suo termine naturale». Ma una cosa è il tema del suicidio assistito, altra è la discussione in corso in Parlamento sul testamento biologico. «Questa vicenda è stata strumentalmente messa in relazione all'attuale disegno di legge in discussione alla camera. Tuttavia spiega il portavoce - l'attuale testo non prevede assolutamente il suicidio assistito e anche con una legge del genere, dj Fabo non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto in Svizzera. Il disegno di legge in Parlamento non prevede né il suicidio assistito né l'eutanasia attiva. Prevede, purtroppo, delle forme di eutanasia omissiva, attraverso il rifiuto di sostegni vitali». Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, affida la sua posizione a un video-editoriale pubblicato sul sito del quotidiano: «La vita è un valore che trova fondamento nella nostra costituzione. Uno Stato civile non può dare o far dare la morte. Non può farlo con la guerra, con la pena capitale, con l'abbandono della persona, non può farlo con l'eutanasia. Questo è un bene che dobbiamo difendere e tutelare». Sulla stessa linea anche Famiglia Cristiana e Massimo Gandolfini, del Family Day.

Commenti
Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Mar, 28/02/2017 - 12:36

La difesa della vita ad ogni costo, sempre e comunque, è un'idea paranoica di stampo talebano, dalla quale è evidente che non viene nulla di buono. Non tutte le vite sono degne di essere vissute. Una vita puramente vegetativa, come quella di Eluana Englaro, tenuta surrettiziamente in vita dalle macchine, non è degna di essere vissuta, semplicemente non è vita. Tante vite di malati terminali, che non hanno speranze realistiche di guarigione, che soffrono fra indicibili sofferenze, non sono degne di essere vissute. Siamo o non siamo padroni della nostra vita?? E allora, chi vuole deve poter porre termine ad esistenze che non meritano più di essere vissute.

Ritratto di Ratiosemper

Ratiosemper

Mar, 28/02/2017 - 17:05

Non si deve difendere un padrone della vita di altri, si deve invece difendere la volontà di chi la sua vita la "vive". La volontà di uscir fuori da una gabbia di dolore ed umiliazione è l'aspirazione alla libertà di appropriarsi definitivamente del proprio corpo e, quindi, di non essere uno schiavo degli altri. Questa è giustizia.