Catturato il siriano in fuga ma resta la psicosi-kamikaze

Germania, voleva preparare un giubbotto-bomba. A casa sua scoperti esplosivi simili a quelli di Parigi

Berlino - Tutto è finito come era cominciato e cioè con un tweet di Polizei Sachsen, l'account Twitter della polizia della Sassonia. «Siamo esausti ma molto sollevati: l'altra notte abbiamo catturato il sospetto a Lipsia».

Fra domenica e lunedì è dunque finita la fuga di Jaber Albakr, il ventiduenne siriano sospettato di preparare un attentato terroristico. La caccia all'uomo era iniziata all'alba di sabato a Chemnitz, terza città della Sassonia. Allertate da una telefonata dei servizi di intelligence, le teste di cuoio della polizia avevano circondato il palazzo in cui abitava Albakr e dopo aver fatto allontanare gli altri condomini era scattata la perquisizione. Al posto del giovane siriano le forze dell'ordine avevano rinvenuto alcuni etti di «un potente esplosivo». Se in passato intelligence e polizia tedesca hanno fatto alcuni buchi nell'acqua, arrestando sospetti poi rilasciati e bloccando città e stazioni alla ricerca di jihadisti mai trovati, questa volta ci hanno visto giusto. «Da quello che sappiamo, le preparazioni di Chemnitz sono simili a quelle impiegate negli attentati terroristici di Parigi e di Bruxelles ha dichiarato il ministro federale degli Interni De Maiziere, puntando dunque l'indice contro l'Isis. «Gli esplosivi erano pronti all'uso», ha aggiunto il capo della polizia in Sassonia, Jörg Michaelis, secondo cui l'uomo arrestato a Lipsia stava preparando una bomba «probabilmente sotto forma di giubbotto esplosivo». Giustificato quindi anche l'aumento delle misure di sicurezza disposto nelle ultime ore attorno agli aeroporti della Germania nordorientale Berlino inclusa. Gli investigatori temevano un colpo di testa di un kamikaze con il fiato sul collo. Il giovane Albakr si è rivelato più difficile da catturare del previsto: il suo appartamento era stato circondato alle 7 di sabato mattina a Chemnitz, ma lui è stato catturato quasi due giorni dopo a Lipsia, 80 chilometri più a Nord. Non è infatti escluso che l'uomo sia riuscito a passare fra le maglie della polizia già sabato mattina.

Il suo arresto, va ricordato, è stato reso possibile dall'intervento di alcuni suoi connazionali, che prima lo hanno raccolto alla stazione dei treni e portato a casa e poi, capito che si trattava del ricercato numero uno in Germania, lo hanno legato, rinchiuso in una stanza e consegnato alla polizia.

«La nostra gratitudine va a chi ha informato la polizia sulla posizione del sospettato», ha dichiarato tramite una portavoce Angela Merkel dal Niger. Impegnata in un tour africano per bloccare il flusso di immigrati da quel continente, la cancelliera sa che molti tedeschi la ritengono responsabile di aver agevolato l'infiltrazione dell'Isis in Germania quando un anno fa ha spalancato le porte ai profughi mediorientali. Nel corso del 2015 la Repubblica federale ne ha accolti 890mila. Tanto Albakr quanto uno dei suoi complici fermato fra sabato e lunedì godevano dello status di rifugiato. Il 22enne di Chemnitz, in particolare, era arrivato dall'area di Damasco in Germania a febbraio del 2015 e a giugno dello stesso anno aveva ricevuto la protezione dello stato per un periodo di tre anni. Il partito cristiano-sociale (Csu), costola bavarese della Cdu di Merkel, ha colto la palla al balzo per chiedere una «revisione totale» delle procedure per la registrazione dei rifugiati «perché dobbiamo sapere chi arriva e chi resta con noi», ha affermato il segretario del partito, Andreas Scheuer. E mentre i politici discutono, i tedeschi polemizzano su Twitter. C'è chi ricorda agli anti-islamici di Pegida che il ricercato è stato fermato grazie a dei siriani, ma c'è anche chi si congratula con la polizia dicendo: «Bravi, adesso prendete gli altri 100mila terroristi entrati nel paese».