Causa guasto non si possono più schedare gli immigrati. E loro spariscono

E meno male che c'è massima allerta attentati. A Palermo gli immigrati sbarcano, ma la polizia scientifica non può controllarli. Ha le mani legate. Ma il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha ribadito in più occasioni che c'è massima allerta. Non c'è, quindi, che da stare sereni. Peccato che proprio ieri sono arrivati nel capoluogo siciliano 770 migranti (e 12 salme dell'ultimo naufragio), ma i server della polizia scientifica sono bloccati e, per questo, non si può effettuare il riscontro con l'Afis, il Sistema automatizzato di identificazione delle impronte, che permetterebbe di identificare immigrati schedati per qualche precedente.

Morale della favola (che tanto favola poi non è) «gli immigrati - denunciano alcuni poliziotti - entrano liberamente e potrebbero anche essere schedati ma nessuno lo sa. Vengono smistati nei vari centri d'Italia e in molti si volatilizzano». Per completare il quadro di ciò che sta accadendo, infatti, basterà pensare che, in attesa che - forse alle Calende greche - qualcuno prenda a cuore il problema non certo irrisorio, nel frattempo gli immigrati sono trasferiti nelle diverse strutture di accoglienza sparse per lo Stivale. Ed è fatto. Chi vuole si allontana dai centri di accoglienza facendo perdere le proprie tracce. Non è un timore o un'infausta fantasia, perché è già accaduto e non una volta.

La paralisi dell'attività della polizia scientifica di Palermo si protrae dal primo luglio. E i poliziotti non hanno potuto che immagazzinare dati su dati di chi sbarca, ovviamente segnalando i disservizi di dattiloscopia preventiva, con la conseguente impossibilità di interrogare l'Afis e fornire dati all'autorità giudiziaria e agli altri uffici delle forze di polizia, nonché i disservizi di dattiloscopia giudiziaria. E hanno pure sottolineato come riuscire a smaltire la mole di materiale immagazzinato sarà un'impresa, soprattutto alla luce dell'intensificazione del flusso migratorio in questo periodo estivo.

Un giorno, quando qualcuno di competenza si accorgerà che non è tanto normale che chi vuole può entrare tanto facilmente in Italia, forse ottempererà al problema dei server della polizia scientifica di Palermo, dovuto alle alte temperature. In pratica, mancando un sistema di refrigerazione, i server sono andati in blocco. E superando non poche difficoltà oggi ne funziona uno solo, che è utilizzato per le incombenze quotidiane.

Il sindacato di polizia Consap è sul piede di guerra. Oggi a maggior ragione, dopo l'attacco al Consolato italiano in Egitto, che sembrerebbe ricordarci come l'Italia non sia esente dal rischio attentati. «È un grave campanello d'allarme - dice William Pacelli, dirigente Consap Sicilia -. Per la prima volta in tempi recenti, i terroristi si sono ricordati che esiste l'Italia con un'autobomba al consolato italiano in Egitto. L'attentato sembrerebbe dimostrativo perché potenzialmente poco dannoso. Sapevano che il consolato era chiuso. Ma nel frattempo, senza mezzi, senza macchine, con i server della polizia scientifica fermi che si fa? L'allarme terrorismo in Italia è altissimo più che altro mediaticamente, date le condizioni delle forze di polizia».

La politica dell'accoglienza ad ogni costo forse sta facendo confusione scambiando solidarietà con insensatezza. Bisognerebbe recuperare l'assennatezza. Almeno un pizzico. Ma oggi sembra perduta nella cecità di chi vive pensando a predicare di «starsene sereni». Viste le premesse, di serenità nemmeno l'ombra.