Il Cavaliere vede Salvini sull'alleanza è fumata grigia

Regionali, faccia a faccia tra Berlusconi e il leader leghista sulle alleanze A Genova il Carroccio punta sul vicesegretario Rixi, i dubbi di Forza Italia

L'accordo è a un passo ma sia Salvini sia Berlusconi aspettano a ufficializzare il patto del Nord. Berlusconi ha bisogno di essere certo che Alfano, qualora Forza Italia faccia l'accordo con la Lega senza l'Ncd, non molli Caldoro in Campania. Salvini, invece, ha bisogno di risolvere la grana Tosi e capire se il sindaco di Verona strapperà definitivamente oppure no. «Presidente, mi dia ancora 24 o 48 ore. Poi chiudiamo», è la richiesta del leader del Carroccio che ieri ha incontrato il Cavaliere nella villa del leader azzurro di via Rovani a Milano. All'uscita, ufficialmente, bocche cucite da entrambe le parti. Berlusconi s'è limitato a dire «incontro simpatico e cordiale». Salvini, invece, ha scherzato: «Abbiamo parlato di Milan». Ovviamente, sul tavolo, c'era il puzzle alleanze. Incastri ancora non definitivi su cui pesa l'atteggiamento muscolare del capo del Carroccio. «Vuole fare l'assopigliatutto. Sarebbe più utile un po' di cautela e di umiltà» è il commento di un big azzurro.

Sul capitolo Veneto l'incognita principale è legata alle mosse di Tosi, l'arcinemico di Salvini. Si compulsano i sondaggi. Quanto vale il sindaco di Verona? Quanto potrà far male se decidesse di correre da solo? I salviniani lo valutano attorno al 7% mentre i tosiani parlano addirittura di numeri a due cifre. Il dilemma è capire se il candidato e governatore uscente potrebbe farcela anche senza Tosi. Attualmente Zaia è dato al 48% contro il 30% della piddina Moretti ma da qui al voto le cose potrebbero cambiare. Salvini vuole essere certo che Zaia possa tagliare il traguardo in surplace ma questo dipende da quanto sta accadendo nel Carroccio. Un punto di forza per Berlusconi, convinto che senza l'appoggio azzurro e senza Tosi per il governatore uscente la partita non è così scontata.

Ma nel discorso alleanze tutto si tiene e spostare una pedina può significare far cadere tutto il castello. Ed ecco che i riflettori si accendono sull'altra Regione pesante: la Liguria. Qui - come anche in Toscana - Salvini mostra i muscoli e pretende di far correre il suo uomo, Edoardo Rixi, vice segretario della Lega. La partita in Liguria è molto difficile essendo Regione rossissima ma i toni usati da Salvini sono stati tranchant: o lui o lui. Un aut aut che non ha contribuito a trovare in scioltezza la quadra. Forza Italia vorrebbe far correre o il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco o l'industriale Federico Garaventa. I timori azzurri sono noti: che la Lega ne approfitti per mettere fieno in cascina e gonfiare a dismisura i consensi anche grazie agli azzurri, relegati a portatori d'acqua.

Stesso discorso sulla Toscana, altra Regione complicata, quasi persa in partenza, dove la Lega vuole imporre il suo uomo, Claudio Borghi Aquilini, economista e ipercritico sulla moneta unica e sull'euroburocrazia. Anche qui Forza Italia ha provato a presentare le sue alternative: il giovane imprenditore di Prato Giorgio Silli o il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni o il presidente della Camera di commercio di Grosseto Gianni Lamioni. Anche qui, da parte di Salvini, s'è arricciato il naso. Forse troppo, lamentano in casa azzurra. Ecco il motivo per cui il sudoku-alleanze non è ancora riuscito.

A complicare la partita ci sono i timori che gli alfaniani possano sfilarsi all'ultimo minuto in Campagna e mettere in discussione l'appoggio al candidato azzurro Stefano Caldoro. Come la prenderebbe Renzi se il «suo» ministro dell'Interno risultasse determinante per la sconfitta nella Regione più importante del Sud?

È durato un'ora ieri pomeriggio l'incontro tra Silvio Berlusconi a Matteo Salvini in via Rovani a Milano

di Francesco Cramer

Roma

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