Charlie, dal giudice un nuovo rinvio "Convincetemi che ha senso e lo salvo"

Giovedì altra udienza e forse la decisione. L'ospedale resta scettico: «I nuovi studi sono inutili». L'urlo della mamma: «State mentendo!»

Andrea Cuomo

«The day of the destiny», il giorno del destino di Charlie come titolavano ieri mattina i giornali inglesi, è stato un melodramma di urla, accuse, attese. Ma di nessuna decisione.

Nicolas «Justice» Francis, il giudice dell'Alta Corte di Londra che ieri pomeriggio avrebbe dovuto decidere per la seconda volte sulla sorte di Charlie Gard, il bimbo di undici mesi sulla cui vita si contendono l'ultima parola la malattia e la giustizia umana, ha deciso sì, ma solo di rinviare tutto all'udienza di giovedì prossimo, 13 luglio. E non è detto che quel giorno ci sarà un netto sì o no alla prosecuzione delle cure che tengono in vita il bambino, affetto da una malattia congenita rarissima, la sindrome di deplezione del Dna mitocontriale, di cui soffrono solo sedici bambini al mondo e che non gli consente né di vedere né di sentire costringendolo a dipendere dalla macchina per la respirazione assistita. «Esaminerò il caso giovedì di questa settimana e potrei essere in grado di risolverlo. Oppure no», le enigmatiche parole di quello che la stampa inglese chiama «mister Justice».

Se il rinvio sia o no una buona notizia per gli ormai tantissimi tifosi di Charlie è difficile dirlo. Da un lato fa capire che «mr. Justice» conosce il peso della sua decisione e vuole percorrere ogni strada possibile per non macchiarsi di quello che agli occhi di molti sembrerebbe un infanticidio.

Dall'altro però la ratio del rinvio concesso da Francis fa intendere che le macchine che tengono in vita il povero Charlie abbiano ancora più probabilità di essere spente che di restare accese. Il giudice infatti a dato una sorta di «onere della prova» a Connie e Chris Gard, i genitori di Charlie. Saranno loro a dover produrre entro domani pomeriggio le prove che lo convincano che abbia un senso sottoporre Charlie a cure sperimentali negli Usa. «Non c'è alcuna persona vivente che non vorrebbe salvare Charlie», ha detto il giudice. Sottinteso: datemi uno straccio di appiglio e lascio vivere Charlie.

Il fatto è che persuadere il giudice Francis non sarà facile. Ieri, nel corso di un'udienza con toni drammatici, i legali del Great Ormond Street Hospital, dove Charlie è ricoverato, hanno screditato agli occhi del giudice le presunte nuove ricerche a cui si attaccano i Gard, il protocollo cosiddetto «italiano», che ha come capofila l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, e il medicinale americano. Secondo i medici si tratta di studi di laboratorio mai testati nemmeno sui topi e quindi di nessuna efficacia a livello cerebrale, che è poi quello su cui si gioca la vera partita. Perché se la degenerazione muscolare potrebbe anche essere parzialmente sanata dalla riparazione del dna promessa dalle nuove cure, il danno cerebrale prodotto dall'encefalopatia renderebbe Charlie comunque inabile anche alle più semplici attività. «La condizione di Charlie - spiega l'ospedale inglese - è eccezionalmente rara, con danni cerebrali catastrofici e irreversibili. Il trattamento sarebbe ingiustificato, inutile e prolungherebbe la sofferenza di Charlie. Non si tratta di una questione di denaro o di risorse, ma soltanto di ciò che è giusto per lui».

Ma i genitori di Charlie non si arrendono. Lottano come leoni per quel fagotto di muscoli inflacciditi che è loro figlio e che giace al Gosh. Mamma Connie ieri in aula se l'è presa con i medici dell'ospedale. «Ti stanno mentendo!», ha urlato al giudice nel punto più angosciante dell'udienza di ieri. Poi i Gard se la sono presa anche con il giudice, che secondo loro sarebbe prevenuto, avendo già una prima volta deciso di staccare la spina a Charlie, e hanno chiesto che fosse un altro giudice a esaminare le nuove evidenze: «Io ho sempre fatto il mio lavoro e continuerò a farlo. Sarebbe sbagliato cambiare giudice», ha tagliato corto Francis.

Il legale dei Gard ha anche chiesto di spostare l'udienza decisiva a un giorno compreso tra il 25 e il 27 luglio, dal momento che solo il 21 luglio avranno a disposizione nuove evidenze scientifiche sul trattamento sperimentale a cui vorrebbero sottoporre il figlio, ma la richiesta è stata respinta. Anche se non è detto che non possa intervenire un nuovo rinvio a rimescolare ancora le carte.

Commenti

chebarba

Mar, 11/07/2017 - 15:22

mio fratello che vive lì con la famiglia, moglie inglese, si cura qui in italia, mia cognata diabetica ha avuto un parto orribile, il secondo sono andati in clinica privata, vivono di protocolli e gerarchia, lontanissimo dal pragmatismo USA o italico,un esempio mio fratello che è fisico aveva notato in una casa in cui viveva dell'amianto, del tutto in vista sulla scala condominiale, interpellata l'agenzia si sono limitati a fornire una dichiarazione del proprietario in cui giurava non vi fosse amianto, mia cognata inglese era tutta soddisfatta, mio fratello ha fatto analizzare a sue spese, un italiano non si arrende mai (in italia qualcuno asl, comune, carabinieri, avrebbe fatto almeno un sopralluogo in inghilterra nsba), era amianto, ho dovuto scrivere io dall'italia per la risoluzione del contratto, il cognato (inglese) di mia cognata avvocato non poteva si occupa solo di confini...