«Charlie Hebdo», killer guidati dall'estero Gli sms: «Fai quel che puoi, poi riposati»

I magistrati francesi lo sanno da tempo. I francesi incominciano a scoprirlo adesso. Dietro la strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio messa a segno dai fratelli Kouachi e l'assalto all'Hyper Cacher del 9 gennaio per mano di Amedy Coulibaly c'era un misterioso burattinaio, un'entità senza nome e volto che seguiva, indirizzava e coordinava dall'estero le mosse dei terroristi entrati in azione nel cuore di Parigi.

Lo scorso 18 ottobre la televisione Bfm rivela il contenuto di una mail ritrovata nel computer di Coulibaly partita probabilmente dalla Siria, ma criptata in modo da sembrar originata da un server statunitense. A rendere più fitto e inquietante il mistero s'aggiungono ora le rivelazioni di Le Monde che pubblica il testo di altre mail recuperate dai verbali dell'inchiesta. Messaggi di posta elettronica a volte criptati, da cui emerge come il misterioso regista sia l'unico ad avere una visione d'insieme di quanto sta avvenendo a Parigi. «Ho un Ak 47 (kalashnikov) con 275 colpi e sei Tokarev (pistole russe) con 69 colpi...poi ho anche tre giubbotti anti proiettile, giberne tattiche, lacrimogeni e una granata assordante» - gli scrive Coulibaly poche ore dopo il massacro di Charlie Hebdo . «Ok, fai quello che puoi - gli risponde il basista - vai a casa dormi, poi nasconditi e controlla ogni giorno l'indirizzo 1 (di mail, ndr ). Ulteriori informazioni sugli amici da aiutare arriveranno presto. Sbarazzati della tua Sim telefonica, controlla l'indirizzo uno, abbandona l'indirizzo 2». Ed ecco le istruzioni in punti contenute nella mail diffusa il 13 ottobre dalla tv Bfm . «1) amici impossibile, lavora da solo - scrive il basista alle 17.21 dell'8 gennaio - 2) se possibile trovare e lavorare con i zigoti (nome in codice per i fratelli Kouachi Ndr) bene 3) se possibile spiega nel video che hai dato ai zigoti gli utensili a nome di d (iniziale di Daesh acronimo arabo dello Stato Islamico, ndr ) e precisamente leskels (abbreviazione per «i kalashnikov», ndr )". Il regista sa insomma che i fratelli Kouachi intendono rivendicare le proprie gesta a nome di Al Qaida, ma ordina a Coulibaly di diffondere un video in cui spiega che le armi sono state messe a disposizione grazie ai fondi dell'Isis. Scrive soltanto in francese ed è molto attento a evitare le parole chiave assimilabili al terrorismo per non attirare l'attenzione delle intelligence. Non a caso «les kalashnikov » diventa un insospettabile «leskels ».