Check-in, sistemi fuori uso Negli aeroporti è caos

Migliaia di passeggeri a terra in Europa, Asia e Usa. Falla risolta in poche ore, ignote le cause

Davide Zamberlan

Parigi Charles de Gaulle, Melbourne, Londra Gatwick, Singapore, Washington, Francoforte. Sono solo alcuni degli aeroporti che ieri sono stati colpiti da un problema al sistema di gestione del check-in che ha causato disagi generalizzati in tutto il mondo. Decine i voli di molte compagnie aeree ritardati e code ai banconi per il check-in, con file di passeggeri in attesa di poter imbarcare i bagagli. Il problema è stato risolto solo dopo qualche ora ma è stato sufficiente per far sentire migliaia di passeggeri in tutto il mondo, loro malgrado, cittadini di un unico villaggio globale.

Il software in questione è Amadeus Altea, prodotto dalla spagnola Amadeus IT, che con il 43% del mercato è tra i leader mondiali nel settore di programmi per la gestione dei servizi e delle attività aeroportuali. Settore in cui competono solo pochi, grandi attori che si spartiscono la torta. Che possono certamente garantire economie di scala e maggiore efficienza ma anche, come è successo ieri, ingigantire i problemi che rischiano così di ripercuotersi in tutto il mondo: ben 130 compagnie aeree si affidano infatti al programma di Amadeus.

La società spagnola attorno alle 15 ha twittato che il problema era stato risolto e la funzionalità di gestione del check-in tornata normale: «Durante la mattinata abbiamo sperimentato un problema di rete che ha causato malfunzionamenti in alcuni dei nostri sistemi». Scusandosi per i ritardi e i disagi causati, Amadeus non ha tuttavia fornito ulteriori spiegazioni sulle cause dietro ai problemi di software, che rimangono quindi sconosciuti.

Durate il black-out del sistema gli aeroporti di mezzo mondo hanno sperimentato disservizi di varia entità: a Francoforte la società di gestione dello scalo ha fatto sapere che il problema è durato per una trentina di minuti e ha interessato in particolar modo la funzionalità di imbarco bagagli. Disagi di entità minore sono stati lamentati a Washington e Parigi, dove si sono lamentati ritardi di pochi minuti. Per inquadrare la portata del problema bisogna tuttavia collocare questi ritardi generalizzati all'interno di un calendario mondiale di partenze e arrivi aeroportuali molto fitto, dove anche pochi minuti di sforamento possono sfociare in un caos. In Italia l'Enac ha fatto sapere che non si è verificato alcun disservizio e il traffico aereo si è svolto regolarmente.

Benché di natura diversa, il problema del software di Amadeus riporta alla mente il caos vissuto 4 mesi fa da British Airways. La compagnia inglese lasciò a piedi 75.000 passeggeri durante un black-out operativo durato ben 3 giorni. Un'enormità che costò 65 milioni di euro in risarcimento danni. Viene quindi da chiedersi se c'è forse qualcosa che non va nei software di gestione dei servizi aeronautici. Secondo Bill Curtis, capo informatico dell'azienda informatica Cast, intervistato da Bloomberg, il problema è serio: «Questi sistemi sono spesso un'accozzaglia di frammenti di codici» sviluppati indipendentemente da compagnie diverse, che rendono difficile poter tracciare e risolvere i problemi che esplodono.