Chemnitz, polizia sotto accusa: "Ha passato notizie ai neonazi"

All'origine delle violenze xenofobe la diffusione di documenti riservati. La autorità: "Atto deplorevole"

Berlino «Dobbiamo riconoscere che la mobilitazione (degli hooligan e degli estremisti) su internet è stata più forte che in passato». Così il premier regionale della Sassonia, Michael Kretschmer (Cdu), ha commentato l'invasione domenica scorsa della città di Chemnitz da parte di 800 teste rasate legate alle tifoserie più violente e ai gruppi dell'estrema destra attivi in Sassonia. In seguito all'uccisione di un cittadino tedesco nel centro della città da parte di due giovani mediorientali, gli hooligan si erano riversati su Chemnitz gridando slogan razzisti e aggredendo gli stranieri presenti in strada. La polizia ha poi smentito le notizie circolate sui social media secondo cui le vittime a Chemnitz erano due. O che la rissa conclusasi con la morte del 35enne fosse stata causata dall'intervento dell'uomo a protezione di una donna importunata da alcuni stranieri. «Fake news basate sulla xenofobia e teorie complottiste», ha commentato Kretschmer, puntando il dito contro gli organizzatori del corteo di teste rasate che queste notizie hanno diffuso ad arte.

Quello che la polizia non ha invece potuto smentire né spiegare è la diffusione di notizie non solo vere ma riservatissime e legate al segreto istruttorio. Perché il mandato di arresto per i due 22enni accusati dell'omicidio di Daniel H. - la vittima di Chemnitz è stato diffuso online da una sezione di AfD, dal gruppo di estrema destra Pro Chemnitz e dal fondatore di Pegida, Lutz Bachmann? Chi ha fornito a questi circoli un documento col nome degli arrestati, della vittima, dei testimoni e del giudice inquirente? La procura di Dresda ha confermato che quella postata online era una copia autentica del mandato di arresto, ma il ministero della Giustizia della Sassonia è caduto dal pero: «Non sappiamo dire da dove provengano quelle immagini». L'accaduto getta un'ulteriore ombra sulla polizia del Land, già sulla graticola da giorni. La settimana scorsa per aver fermato per un'ora e senza motivo apparente un giornalista intento a filmare un corteo di Pegida a Dresda, quindi per aver ampiamente sottostimato la gravità dell'invasione di Chemnitz domenica scorsa. Con l'aggravante, venuta alla luce giorni dopo, che il fermo del reporter della Zdf era stato chiesto da un partecipante al corteo di Pegida, di professione poliziotto. Il ministro federale degli Interni Horst Seehofer, già sotto un mare di critiche da parte delle opposizioni, ha definito la diffusione del mandato di arresto «del tutto inaccettabile». Non è chiaro se la talpa fosse nella polizia o in altri uffici pubblici. La tensione politica in Sassonia è però in aumento. Il numero due del governo di grande coalizione al potere a Dresda, il socialdemocratico Martin Dulig ha ammesso: «Abbiamo un grosso problema da gestire». E poi ha promesso che «certe cose nella polizia non saranno più tollerate».