La chiave è il petrolio

Si dice follow the money, segui il denaro e troverai la soluzione. Ma nel caso delle scelte di Trump in materia di ministri, sembra che il criterio più generale sia: segui il petrolio, specialmente lungo le piste segrete che determinano accordi quasi mai visibili, e segui la politica dell'energia se vuoi sapere come gira il mondo. In particolare gli accordi con la Russia. Il segretario di Stato scelto ieri da Trump è un miliardario e manager petrolifero di primissimo piano: è il Ceo della Exxon Mobil, Rex Tillerson, che per buona misura è anche un grande amico personale di Vladimir Putin con cui ha fatto affari attraverso una kick start con la società petrolifera russa Rosneft che guidò fra i ghiacci ad aprire la via dei giacimenti artici russi. C'è di più: il nuovo segretario di Stato (se supererà il previsto fuoco di sbarramento in Senato, già annunciato dal senatore Marco Rubio, strenuo avversario di Trump) ha molto da guadagnare dalla fine delle sanzioni contro la Russia.

Abbiamo ieri sentito Donald Trump rispondere così ai critici: «Vi sorprendete perché Tillerson non si è mai occupato di diplomazia? Ma ne sa più lui di qualsiasi politico, è un giocatore di livello mondiale, è uno che non combinerà guai con la Russia e saprà come mettere a posto la Cina». La Cina, ormai lo sappiamo dopo il rivelatore incidente della chiamata augurale arrivata da Taiwan, è l'obiettivo detestato da Trump, benché sia un ammiratore della capacità cinese di farla sempre franca ed espandersi senza sosta. Tillerson ha il compito di domare la Cina, piegarla ai trattati internazionali e a quelli sulla sicurezza. Ha usato gli stessi argomenti che alla fine dell'Ottocento usava la Gran Bretagna quando considerava un casus belli il blocco commerciale degli stretti per costringere la Cina alle sue regole.

La linea guida dei buoni, anzi prioritari, rapporti con la Russia, è parallela e integrata con quella del petrolio. Putin emerse come leader dopo una violenta guerra civile fra sedicenti petrolieri russi: una casta che l'ex tenente colonnello del Kgb alla fine riuscì a domare, esiliare, mettere sotto controllo o in galera. Trump si è dichiarato un ammiratore della leadership di Putin, cosa che ieri gli è valsa una scorata rampogna da parte del senatore McCain: «Il popolo si è espresso e dunque rispettiamo i risultati e rispettiamo il presidente eletto. Ma non riesco a mandare giù questa sfrenata amicizia con Putin, che considero un prepotente e secondo alcuni anche un assassino». Trump non ha mai commentato dichiarazioni del genere che considera prerogativa del partito democratico, seguace della «Old School» che sente la priorità di contenere e sorvegliare la Russia, non importa se comunista o capitalista.

A conferma del fatto che il filone energetico è quello che guida le scelte sta la nomina di un vecchio rivale, Rick Perry, ex governatore del Texas: Perry è un climate-change skeptic, uno di quelli che considerano i cambiamenti climatici balle degli ecologisti, il quale dovrebbe mettere in sicurezza nucleare l'intero Paese e controllare le tecnologie di ricerca energetica. La scelta di Perry è stata accolta con un certo sarcasmo da chi ricorda che proprio Perry nel 2011 aveva dichiarato che il dipartimento per l'energia era un ente inutile da eliminare.

Commenti

pietrom

Mer, 14/12/2016 - 11:18

Mi auguro che Trump non si butti al 100% sul petrolio, ma che dia spazio anche all'unica energia veramente alternativa: il NUCLEARE. Possibilmente utilizzando il torio.

Tommaso_ve

Mer, 14/12/2016 - 11:24

Egr. Guzzanti, peccato che la sua analisi sia così di parte che a leggerla... Il denaro e le fonti energetiche sono e resteranno per sempre un nodo cruciale. Il dilemma è se creare un fronte interno basato sul shale gas/oil ed estero sul fronte Russo (e Afgano) con vuole Trump o un fronte puramente estero con i Sauditi come voleva Clinton. Sulla buona condotta di Putin non posso giurarci ma sulla cattiva dei Sauditi, primi finanziatori dell'estremismo islamico, non ho dubbi. E non sembrano averne avuti nemmeno i cittadini USA. Si dia una regolata Guzzanti o cambi mestiere o se ne vada a fare il giornalista in Corea del Nord.