Gli chiedono i documenti: pugnalati da un senegalese

L'aggressore è stato fermato da due agenti che partecipavano alla festa della polizia Ma le forze dell'ordine sono sempre più sole

La festa della polizia bagnata dal sangue di due carabinieri. E se non è finita in tragedia la giornata di ieri, è solo per benevolo caso. Genova, ore otto del mattino, via Mura degli Zingari, zona di Principe. Un maresciallo dell'Arma in servizio alla stazione di San Teodoro Scali, nota due stranieri di colore vicini a un furgone parcheggiato a lato della strada. Hanno un fare che tecnicamente si definisce «sospetto». Il militare e il collega di pattuglia decidono di controllare. Operazione di routine. Ci si avvicina, si chiedono i documenti, eventualmente si verificano i dati con la centrale operativa. I carabinieri non impugnano le armi, in Italia non si fa. E soprattutto si sa: anche chi indossa la divisa corre il rischio di beccarsi una qualche denuncia, chissà magari per minacce o abuso di potere o qualsivoglia altro ipotizzabile reato. Così la nostra «cavalleria» appiedata dal buonismo imperante, avanza a petto scoperto. Indifesa, impotente, facile bersaglio. Non sorprenda, dunque, il prosieguo di questa cronaca. La dinamica fa rabbrividire. Uno dei due extracomunitari- si scoprirà poi senegalesi di 31 e 49 anni, entrambi regolari- anziché la carta d'identità estrae un cacciavite. E come un ossesso comincia a menar fendenti. Il maresciallo, che gli è proprio accanto, viene colpito cinque volte. Crolla sanguinante. Al collega, quasi paralizzato dalla sorpresa e dalla furia dell'aggressore, va meglio. Lui viene ferito più leggermente e solo di striscio. Ma nonostante tutto non spara mentre i due stranieri stranieri fuggono. Da solo l'allarme via radio. Stavolta basta, ma forse anche questo è un caso. la zona pullula infatti di agenti in servizio per le cerimonie della festa del «Corpo». Saranno loro a fermare i due balordi. Un'ambulanza, intanto, corre a sirene spiegate verso l'ospedale Galliera. Le condizioni del sottufficiale sembrano gravi, per fortuna si riveleranno meno serie di quanto si immaginasse. Per lui prognosi di 22 giorni, una settimana per il collega. Portato in caserma il senagalese più giovane, che lavora in una ditta edile del centro storico, scagiona il compare. «Ho fatto tutto da solo -mette a verbale-, il mio amico è arrivato dopo». Per lui scatta l'arresto, il pm Sabrina Monteverde lascia invece libero il quarantanovenne. E visto che il maresciallo non è grave si ridimensionano le accuse: non tentato omicidio, ma semplice resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. A una settimana dalle amministrative, è la cronaca nera a riaccendere le diatribre politiche. Dura la destra. Giovanni Toti, candidato alla Regione attacca il governo. «Tutto questo è inaccettabile soprattutto se si pensa che Genova è una delle 8 città che il governo Renzi ha escluso dall'operazione strade sicure», ha osservato sulla sua pagina Facebook chiedendo l'istituzione di presidi militari nel capoluogo. Mentre Daniela Santanchè, deputata Fi è scioccata: «Ora basta, questo è il nostro Paese e dobbiamo difenderlo». Infine Salvini torna alla carica con il cavallo di battaglia della Lega: «L'aggressore sia subito rispedito nel suo Paese».

Commenti

opinione-critica

Sab, 23/05/2015 - 18:21

Ringraziamo il magistrato che ha dato gli arresti domiciliari al senegalese pugnalatore. Auguriamo che sia lui a trovarsi nella stessa situazione e subire le stesse pene del maresciallo. Speriamo che qualcuno indaghi sull'operato del magistrato; ci sono troppi simpatizzanti e fiancheggiatori dei clandestini, evidentemente anche magistrati.