Cinque modelli di risposta: come districarsi tra gli acronimi

Da «accoglimento totale» a «rigetto», ecco il vademecum

Roma Poco meno di un milione di contribuenti in trepida attesa. Dal fisco stanno partendo 950 mila «lettere» sulle quali peserà fino all'ultimo un'aura di incertezza. È il giudizio sulla rottamazione bis, voluta dal governo Gentloni e alla quale si poteva aderire fino al 15 maggio.

Temute perché se è vero che la rottamazione conviene comunque (anche se in misura molto diversa a seconda del tipo di debito e della sua scadenza), che il procedimento è chiaro e i contribuenti sembrano averlo capito bene (sono molti ad avere attivato la rottamazione in autonomia tramite il sito dell'Agenzia delle entrate), sulla cifra dovuta fino alla fine non ci sarà certezza. Dipende dal responso dell'amministrazione fiscale, da cosa riporterà la «Comunicazione delle somme dovute» che dovrebbe arrivare in questi giorni, via raccomandata o posta elettronica certificata.

Prima cosa da controllare, la sigla riportata nella comunicazione. L'Agenzia delle entrate ha predisposto cinque modelli di lettera, ognuno con un acronimo. Ci sarà il modello AT, Accoglimento totale della tua richiesta. In questo caso il contribuente dovrà pagare per i debiti rottamabili, senza sanzioni o interessi di mora. AP per i l'accoglimento parziale della richiesta. Il contribuente dovrà pagare per i debiti rottamabili, ma anche per quelli che non lo sono. Quindi, per questa ultima parte, senza i benefici della rottamazione. AD, il contribuente non deve nulla. Poi AX, quando non si deve nulla per i rottamabili mentre si deve pagare per quelli non rottamabili. Quindi RI, il rigetto. Quando cioè il contribuente ha sottoposto al Fisco dei debiti che non sono rottamabili, per i quali dovrà pagare tutto, senza agevolazioni.

Nella comunicazione ci saranno anche i bollettini per il pagamento. Le rate massime sono cinque nel caso di cartelle relative a carichi affidati in riscossione nell'anno 2017 oppure tre per le cartelle dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2016. Possibile anche pagare agli sportelli delle banche oppure online.

L'attesa della comunicazione è alta (anche da parte dei lettori del Giornale) perché dal responso dell'Agenzia delle entrate dipende l'importo da pagare. Anche perché la convenienza della rottamazione bis dipende da tanti fattori, non sempre chiari ai contribuenti. Nelle simulazioni fatte prima della scadenza del 15 maggio, il Sole24ore aveva calcolato che la convenienza può variare molto.

Una società di capitali con debiti Ires, Iva e Irap risalenti al 2010 e una cartella da 244 mila euro, può ritrovarsi a pagare 125 mila euro. Il 49% per cento in meno del dovuto. Un privato con un debito Irpef del 2015 di 3.900 euro, dovrà pagare circa 2.900, con un risparmio del 27%. Per chi non ha pagato l'Imu il risparmio si limita al 24% per le multe al 39%. Sempre che le domande siano accettate.