Cirinnà contro Di Battista: "Fai disinformazione"

Lunghissima nota della senatrice dem che su Facebook cerca di 'smontare' le critiche dei Cinquestelle

“In questi due giorni si sono lette ed ascoltate molte affermazioni che lasciano interdetti. Pubblichiamo un approfondimento su alcune delle domande più ricorrenti e su cui si fa maggiore disinformazione”. Inizia così il lunghissimo post della senatrice Monica Cirinnà in risposta al video del grillino Alessandro Di Battista.

Il deputato pentastellato aveva ‘provocato’ la maggioranza invitandola a votare il ddl sulle unioni civili senza l’aiuto di altri partiti e il governo a porre la fiducia. La Cirinnà scrive che “il Pd al Senato non ha i numeri per approvare da solo nessuna legge” e governa con altri partiti che mai avrebbero votato questo ddl. Per questo motivo “i voti di forze che si erano dichiarate favorevoli già in commissione al ddl Cirinnà, sono fondamentali per dare diritti a milioni di persone”. Il governo, invece, non può porre la fiducia a un disegno di legge parlamentare nato con la collaborazione delle opposizioni più progressiste.

“Sui disegni di legge, non essendo prodotti dal governo in carica (ma dal parlamento appunto), - si legge nella lunga nota - non può essere chiesto un voto di fiducia delle forze che sostengono il governo stesso”. Il voto di fiducia è possibile solo con un decreto legge del governo. La Cirinnà chiede ai Cinquestelle di chiarire se la loro è solo una strategia politica, tesa a mettere in difficoltà il governo e il Pd. La senatrice dem spiega, poi, che l’uso del ‘canguro’ non è incostituzionale e servirebbe a togliere “di mezzo tutti quei voti segreti che grazie ai molti nemici di questa legge potrebbero non solo peggiorare, ma invalidare e rendere inefficace la legge nel suo complesso” senza con questo annullare la discussione.

L’emendamento Marcucci“evita semplicemente che si discutano gli emendamenti ostruzionistici, e quelli che vanno in contraddizione con l'impianto della legge. Insomma: non spariscono tutti gli emendamenti, ma solo quelli pensati per minare alla base l'impianto della legge, che, se approvati, di fatto la distruggerebbero”. Sugli altri emendamenti ci sarebbe un normale dibattito costruttivo. Il voto palese, invece, è impossibile da ottenersi perché basta che lo richiedano 20 senatori, “cosa che con ogni probabilità chiederanno proprio quei senatori interessati a fare crollare la legge”. La Cirinnà, poi, smonta la teoria secondo cui la sua legge si potrebbe votare in due giorni perché gli emendamenti ancora in piedi, esclusi i 5000 ritirati dalla Lega, sono in totale circa 800, se si considerano anche quelli degli alfaniani, di Forza Italia e dei cattodem. In base ai regolamenti dell’Aula del Senato, senza possibilità di contingentamento dei tempi, considerando che ogni gruppo potrebbe parlare per 10 minuti e che i gruppi sono 10, il tempo necessario per discutere gli 800 emendamenti sarebbe di 1333 ore pari a 166 giorni lavorativi da 8 ore l’una.

“Un anno di lavoro medio, se l’aula si riunisse tutti i giorni lavorativi occupandosi solo di questo ddl. Dato che potrebbe ridursi a 56 giorni, circa 2 mesi, ma il senato dovrebbe riunirsi in seduta permanente notte e giorno senza mai pause, nemmeno per mangiare o dormire”.”Per discutere tutti gli emendamenti in due giorni (l tempo sventolato in questi giorni come realmente necessario), - prosegue la senatrice - ossia circa 11 ore di aula, il senato dovrebbe votare un emendamento ogni 50 secondi circa (11H*60Min*60sec/800)”. La Cirinnà, infine, nega che il Parlamento non abbia avuto tempo per discutere dato che la legge è in discussione dal giugno 2013.

Commenti

freevoice3

Ven, 19/02/2016 - 23:53

Cara Cirinnà, se sapessi come mi scoccia pregare per una come te, ma Cristo ci insegna che dobbiamo amare anche i nostri nemici, considerando anche il fatto che tu ti definisci "cattolica". Spero che il Signore faccia il miracolo e ti faccia capire che razza di legge "porcata" stai proponendo agli italiani.

Ritratto di kensan

kensan

Sab, 20/02/2016 - 01:04

Il fatto quotidiano ha interpellato i tecnici del Senato i quali affermano semplicemente che bastano un paio di giorni di votazioni.