La Cgil sbatte contro Matteo e sullo sciopero generale la Camusso rimane isolata

La Cisl e la Uil, che pure era apparsa possibilista, non parteciperanno alla protesta

Roma - Lo «sciopero-ponte» del 5 dicembre, proclamato dalla Cgil contro la legge di stabilità e il Jobs Act, si sta trasformando in uno «sciopero autogol» per la strana coppia Susanna Camusso-Maurizio Landini.

È ormai chiaro a tutti, e del resto lo conferma la stessa Camusso, che lo sciopero è al cento per cento politico: lo si fa contro Matteo Renzi e non per contestare il merito dei provvedimenti. Inoltre, l'appello alla mobilitazione rivolto a Cisl e Uil ha sortito un effetto boomerang: i due sindacati, in particolare la Cisl, prendono le distanze dalla Cgil. Annamaria Furlan, segretario della Cisl, è molto dura: «Ancora una volta la Cgil, per fare un accordo interno, divide i lavoratori italiani. Questa è la responsabilità che si assume. Sciopererà da sola, non è la prima volta. Noi - assicura - non ci saremo».

Anche la Uil critica la Camusso per non aver atteso almeno l'esito dell'incontro sul pubblico impiego prima di proclamare lo sciopero generale. E così, nel palazzone della Cgil in Corso d'Italia il disagio si fa palpabile. I critici della Camusso e di Landini sono furibondi per «l'enorme danno di immagine» provocato dalla decisione di scioperare il 5 dicembre, prolungando il ponte dell'Immacolata. «È un assist a Renzi», mormorano. La Camusso, probabilmente confusa dagli eventi, avvalora l'immagine politica dello sciopero sostenendo che l'agitazione «vuole ristabilire i rapporti di forza fra sindacati e governo. Mi riconosco nel Pd - aggiunge - ma non in un certo modo di fare politica (evidentemente quello del premier, ndr ). Spero che non ci sia alcuna scissione». Certo, il solo parlare di scissione nel Pd alimenta i sospetti di coinvolgimento pesante nella lotta di potere all'interno del Partito democratico.

La leader della Cgil irride le accuse di aver voluto lucrare qualche partecipante in più alle manifestazioni di piazza, soprattutto fra i dipendenti del pubblico impiego, con la scelta di scioperare il venerdì prima del ponte. Ma in realtà, lo sciopero era stato fissato per l'11 dicembre, un giovedì, ed è stato spostato proprio per raccogliere più gente nelle piazze, ma anche per creare maggiori disagi a chi parte per il fine settimana allungato. Qualcuno dice che l'idea di anticipare l'agitazione al 5 sia stata del segretario della Fiom, Landini; altri sostengono che la Camusso lo abbia fatto proprio per non essere scavalcata dal bellicoso leader dei metalmeccanici. Comunque siano andate le cose, il risultato non cambia: la Cgil ha fatto nel Paese un bel bagno di impopolarità. Renzi, che è un furbone, ha poi contrattaccato su due fronti. Il passo indietro sull'articolo 18 deciso ieri dal Pd, con il reintegro in alcuni tipi di licenziamento, disinnesca lo sciopero della Cgil nel merito. Ne vien fuori che la Cgil sciopera contro una legge con cui il governo si propone di creare lavoro. Allo stesso tempo, il premier strizza l'occhio a Cisl e Uil, promettendo - lo ha fatto mercoledì sera a Porta a porta - il ripristino dei 100 milioni di euro tagliati ai patronati dalla legge di Stabilità. Argomento sul quale i due sindacati sono sensibilissimi. In questo modo, la Cgil si trova sempre più isolata, e per di più tutta spostata verso la sinistra estrema.