Una città coi nervi a pezzi Due petardi in piazza e si teme un'altra strage

Rumori di esplosione, scoppia il caos in place Republique. Ma dopo il falso allarme, la polizia invita alla calma

Un falso allarme ha trasformato una giornata di unità nazionale in minuti di interminabile tensione. Era iniziata da poco la celebrazione nella cattedrale di Notre-Dame, quando a Parigi è tornata la paura. Poco dopo le 18,30 Place de la République è stata evacuata, a poche centinaia di metri da dove venerdì sono avvenuti gli attentati più sanguinosi. Qui era in corso il cordoglio spontaneo dei cittadini tra preghiere e candele. Qualcuno ha udito degli spari. Lo choc ha turbato il centro per qualche minuto. Le sirene della polizia e gli agenti hanno allontanato in tutta fretta centinaia di persone. Piazza svuotata in pochi attimi e fuga all'interno dei ristoranti nei pressi. Sotto i tavoli. Il traffico è stato bloccato. Poi, in un'altra zona centralissima, Rue de Rivoli, una seconda allerta. Quei pochi che avevano raggiunto l'area dei centri commerciali sono stati evacuati a causa della notizia di alcuni spari. Si cammina col cellulare in mano. I siti di news in tempo reale raccolgono quello che possono e immediatamente arriva una notifica sullo schermo. Il risultato di questo secondo falso allarme, nella zona dello shopping in cui le grandi catene ieri sono rimaste chiuse in gran parte già dalla mattina perché non in grado di assicurare l'incolumità dei clienti, è stato altro panico. Un momento di svago ritrovato, turbato nel tardo pomeriggio dalla notizia rimbalzata sui siti francesi di spari nei pressi di Rue de Rivoli, la via dei centri commerciali. La polizia non ha smentito subito a causa di in una situazione di calma apparente in cui spesso si interviene preventivamente. Non lontano dal Centre Pompidou e poco distante dal museo del Louvre e dal municipio, ancora elicotteri in cielo. Labile il confine tra panico giustificato e psicosi collettiva generata da una serie di scoppi nel quartiere Marais. Centinaia di persone in fuga a causa di quelli che pochi minuti dopo si sono rivelati petardi, ha poi comunicato la prefettura. Intanto mancano ancora i nomi di alcune delle 129 vittime degli attentati di venerdì, salite a 132 con la morte ieri di tre feriti gravi. Tra venti e trenta corpi, secondo il premier Manuel Valls, non sono stati ancora riconosciuti. Ma è una Parigi che ieri ha anche dato un nuovo segnale al terrorismo, prima che la città ripiombasse nella paura. Si era «stretta a coorte» nella cattedrale di Notre-Dame. Una messa celebrata dall'arcivescovo Vingt-Trois. Poi l'assemblea pubblica autorizzata in pieno stato di emergenza. Per una sera, si è contravvenuto alle leggi che limiterebbero le manifestazioni fino a giovedì. Unità nazionale. La politica in chiesa con il socialista Claude Bartolone, il gollista ed ex premier François Fillon, l'ex inquilino dell'Eliseo Valery Giscard d'Estaing, il sindaco Anne Hidalgo e una ventina di deputati, senatori e consiglieri bipartisan del Comune di Parigi. I cittadini in piazza. Oggi alle 12 si osserverà un minuto di silenzio in tutto il Paese. Mentre gli apparati dello Stato continuano a rendere la capitale mai così blindata nella sua storia recente, passata al setaccio. Il premier Valls ha confermato che sarà portato a 10 mila il numero dei militari dispiegati per evitare attentati: 5mila solo a Parigi. Un rinforzo di tremila unità. Ieri non solo le campane della cattedrale, al Bataclan, il club colpito dal più alto numero di vittime, un gruppo di imam della capitale francese di buon mattino si era avvicinato cantando la Marsigliese. Anche questa è Parigi.Twitter @F_D_Remigis