Ma in città sono 90 i rifugi fuorilegge

Ex fabbriche, vecchi stabilimenti, case occupate: abitate dal degrado

Dodicimila occupanti abusivi nella capitale. Almeno 90 gli immobili da sgomberare, una sessantina a uso abitativo. Gli altri trenta? Dormitori per senza fissa dimora, sbandati, tossicodipendenti e, soprattutto, spacciatori. O persone che vivono di espedienti, furti e rapine. Come le oltre 500 anime che gravitano nell'ex fabbrica della Penicillina lungo la via Tiburtina a San Basilio. Da tempo la struttura è fra le priorità del Viminale che sta cercando tempi e modi per bonificare l'area. Una Casbah inaccessibile a chiunque. Un luogo dove, non a caso, hanno trovato rifugio tre degli stupratori di Desirèe Mariottini. Ci sono poi situazioni in cui le occupazioni sono soprattutto temporanee, come il presidio di Baobab experience, sgomberato ieri mattina nel piazzale della stazione Tiburtina e sul quale la proprietà, RFI, da tempo aveva chiesto di rientrarne in possesso. Qui gli «ospiti» erano soprattutto eritrei in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico, comunque richiedenti asilo e che l'amministrazione comunale avrebbe dovuto accogliere una volta apposti i sigilli alla vecchia sede dell'associazione.

Almeno 15 le emergenze da sanare secondo il programma del Ministero degli Interni. Fra queste, in cima alla graduatoria degli sgomberi da effettuare, spicca l'occupazione di 32 famiglie (76 persone) in via Carlo Felice, a San Giovanni, di proprietà di Bankitalia. A parte il primo repulisti dell'era Salvini, lo sfratto in massa degli occupanti di uno stabile privato in via Raffaele Costi a Tor Cervara, nonché l'accampamento demolito del BaoBab, il piano è praticamente fermo all'elenco stilato dall'ex commissario prefettizio Paolo Tronca nel 2016. Tanto che Roma è in cima alla classifica delle okkupazioni, seguita da Napoli e Milano. Una città, Napoli, dove gli edifici da «liberare» sono 80 contro i 90 di Roma e i 42 di Milano.

Nel capoluogo lombardo, poi, sarebbero appena 1200 gli abusivi contro i dodicimila nella capitale. Una proporzione. Fra le urgenze: l'ex stabilimento farmaceutico a San Basilio, da molti definito una «bomba pronta a esplodere», il palazzo storico in via Carlo Felice (occupato dal 2003) anche se su questo la linea tracciata finora è stata morbida, l'ex «Hotel Eurostar Roma Congress» di via Prenestina andato a fuoco la scorsa settimana, l'edifico di proprietà demaniale da 300mila euro l'anno (60 vani, una ventina di appartamenti in pieno centro) occupato abusivamente da 15 anni in via Napoleone III da Casapound Italia. Ci sono poi due ex scuole, il plesso «8 Marzo» alla Magliana, con 300 persone e 80 minori che vivono da 11 anni nello stabile di sei piani e la «Don Calabria» a Torrevecchia, abbandonata da vent'anni, con 300 occupanti abusivi. Segue il palazzo dell'ex sede Inps di via Tuscolana, l'edificio in viale del Policlinico 137. Su quest'ultimo il Tar, con una sentenza del luglio 2017, intima a Comune e Prefettura «per quanto di rispettiva competenza» di adottare un provvedimento entro 120 giorni. Passato un anno gli abusivi sono sempre là.

Poi ci sono le occupazioni di viale delle Province 196, ex sede dell'Inpdai, quella di via Gian Maria Volontè 9, la vecchia sede dell'Inpdap di via Collatina 385, l'ex Saalam Palace alla Romanina (2mila occupanti), gli edifici di via Tuscolana 1782, di viale del Caravaggio 105 all'Eur, di via di Torrevecchia 156, via Tor de' Schiavi 101 e via Arrigo Cavaglieri 6. Una mappatura che va dal Trionfale al Collatino, dal Salario alla Magliana passando per la Prenestina. Tutta Roma.