Cittamani, l'India non è mai stata così appetitosa

Q uando aprì, a fine 2017, Cittamani sconvolse il panorama dei ristoranti etnici milanesi, mostrando che si poteva fare cucina indiana di alta qualità in un locale elegante e privo del folclore che a molti può anche piacere ma a noi puzza sempre di semplificazione da cartolina.

Ora che il locale è entrato nelle mappe dei gourmet meneghini, che il clemore che lo sbarco in Italia della celebratissima chef indiana Ritu Dalmia si è placato, ora che Cittamani è diventato un normale ristorante (ma non sarà mai un ristorante normale) ci siamo tornati. Decidendo alfine che è certamente tra i locali top del nostro cuore a Milano. E il nostro è un cuore non troppo capiente, credeteci.

Ritu, che trascorre a Milano alcuni giorni al mese, lasciando il resto del tempo spazio alla fedele Shivanjali Shankar, è nota come la chef «senza curry», non nel senso che non lo usi (nel suo menu c'è) ma che non ha bisogno di facili link culturali. La proposta è contemporanea, con richiami a ingredienti e tecniche italiane (arancini in crosta di Panko, tortelli ripieni di coscia di maiale), in un crossover che fa rima con il décor un po' anni Trenta. Il menu vive di assaggi («small plates») e pietanze più large, incoraggiando il cliente a costruirsi un percorso sartoriale anche nel conto. Tra le proposte suggeriamo il Poori ripieno di piselli e zenzero con stracciatella e chutney di pomodoro e il Polpo speziato tandoori con purè di carote e cumino. Ma ci si diverte ovunque, anche con il «naan», il pane cotto nel forno tandoori (mai assaggiato quello mozzarella e paprika?). Si può scegliere un vino dalla ricca carta oppure (come noi facciamo sempre) puntare sul food pairing e affidarvi al cocktail del bravo Mattia Bescapè, sempre più convincente.

In primavera Cittamani raddoppia, aprendo il più ampio e informale Spica in zona Porta Venezia. Stay tuned.

Cittamani, piazza Carlo Mirabello 5, Milano. Tel. 0238240935

Commenti

cgf

Ven, 15/02/2019 - 10:36

il cibo indiano è indubbiamente buono, se fatto bene. Questo ultimo punto è la nota dolente. MAI stato in India, ma all'estero ho cominciato a mangiare VERO cibo indiano 30+ anni fa, non trovavo grosse differenze tra Brickfield a sud di Londra e Brickfield a Kuala Lumpur ed altre parti del mondo, sempre buonissimo ed a buon mercato, ultimamente noto un po' dappertutto che la qualità è inversamente proporzionale al costo esorbitante per quello che mangi e sempre meno 'indiano'. Poi se voglio mangiare indiano, voglio anche il curry