A Cleveland la caccia è finita Suicida il killer di Facebook

Aveva ucciso un uomo senza motivo ed era ricercato in cinque stati. Si è sparato durante un inseguimento

Giorgio C. Morelli

New York Il killer di Facebook ha chiuso tragicamente la sua esistenza, ieri mattina, sparandosi un colpo alla nuca, pochi minuti dopo aver scoperto di essere stato intercettato dalla polizia statale della Pennsylvania, in una zona rurale della Contea di Erie. Per tre giorni Steve Stephens, 37 anni, un omone afroamericano di due metri, era riuscito a sfuggire a una gigantesca caccia all'uomo organizzata da centinaia di agenti dell'Fbi e dalle polizia dell'Ohio, Indiana, Michigan e Pennsylvania, per aver giustiziato a caso in una via di Cleveland un pensionato di 74 anni, Robert Goodwin, anche lui afroamericano. Il killer poi aveva postato su Facebook il video dell'esecuzione del pensionato scelto a caso, come se si trattasse di una diretta tv, vantandosi con un sorriso sprezzante di aver ucciso altre 13 persone e minacciando di ammazzare altri innocenti perchè, la motivazione, lasciato dalla fidanzata. «Un pazzo pericoloso e armato fino ai denti, che sa usare molto bene le armi», hanno ripetuto per tre giorni sulle tv nazionali i funzionari dell'Fbi che aveva messo una taglia di 50 mila dollari sul killer.

Quando la realtà supera la fantasia: la storia di Steve, «il gigante buono e burlone», sembra quella di un personaggio uscito da un film hollywoodiano. Di giorno lavorava come assistente sociale in un centro di Cleveland per bambini disagiati, afroamericani e ispanici, con gravi problemi motori e psichici. Ma nella vita privata era un mister Hyde dedito al gioco d'azzardo (era ormai sul lastrico e pieni di debiti) e con una passione innata per le armi. Si allenava almeno due volte la settimana al poligono di tiro e più volte era stato ammonito e sospeso, perchè sparava colpi a ripetizione. E quando «Steve il gigante», in un secondo video postato su Facebook dopo l'omicidio del pensionato, aveva promesso con lucidità agghiacciate di giustiziare altri innocenti, l'Fbi aveva temuto il peggio. «Credevamo che volesse colpire ancora o cercare lo scontro armato con le forze dell'ordine, perchè bene armato e capace di sparare come un professionista», ha spiegato il responsabile dell'Fbi dell'Ohio, Steven Anthony. Il video «live» della brutale esecuzione di Cleveland era stato rimosso da Facebook soltanto dopo tre ore e dopo essere stato scaricato 1,6 milioni di volte. Se si aggiunge che il post di Stephens è finito su molte piattaforme, come Youtube e Twitter, almeno 5-6 milioni di utenti nel mondo hanno visto questa brutale esecuzione. Facebook in un comunicato ha spiegato di usare diversi algoritmi che segnalano contenuti e scene violenti, ma evidentemente non è un sistema di «filtro e blocco» sufficiente, visto poi che il social network di Mark Zuckerberg ha quasi 2 miliardi di utenti nel mondo. E soprattutto questi algoritmi non possono scattare all'istante, visto l'enorme mole di traffico gestito da Facebook: circa 3,3 milioni di post al minuto nel mondo. «Siamo molto vicini ai familiari del signor Robert Goodwin e continueremo a lavorare affinchè post del genere siano subito bloccati e oscurati», ha spiegato ieri Zuckerberg in persona, dopo che per due giorni i top manager di Facebook si erano rifiutati di rispondere ai giornalisti, limitandosi alla diffusione di uno scarno documento ufficiale: «Faremo di più per contrastare la diffusione della violenza sulla nostra piattaforma». Che significa che Facebook teme cause di risarcimento danni per miliardi di dollari.