il commento 2

Una sindrome pasoliniana pervade la stampa. Si tratta di una malattia cronica dei professionisti dell'informazione: il complottismo. Il tema su cui esercitarsi, questa volta, non sono le stragi o la trattativa Stato-mafia, ma il Patto del Nazareno, nuovo vaso di Pandora dei mali del Paese perché i due contraenti, Berlusconi e Renzi, sono antipatici all' intellighenzia . Persino il direttore del Corriere , Ferruccio De Bortoli, nel suo ultimo editoriale si è adeguato alla vulgata e, tra uno «stantio odore di massoneria» e l'altro, ha scritto che l'intesa «finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015 (riguarda anche la Rai?)». D'altronde, Via Solferino era stata prodiga di rumor, sospetti e mezze verità asserendo che il Patto si estende alle «elezioni dei membri della Consulta» e che prevedrebbe «le nozze Telecom-Mediaset». Il 7 agosto, sempre il Corriere sosteneva che si sarebbe cercato di applicarvi una postilla relativa al «soccorso sui temi economici». Sciocchezze se paragonate agli scoop di Repubblica e del Fatto . Il giornale diretto da Ezio Mauro già a marzo aveva passato ai raggi X il documento affermando che la nuova legge elettorale sarà «senza preferenze e con le quote rosa», mentre successivamente ha dato voce alle ipotesi grilline circa «la svendita di Raiway (società che detiene le torri di trasmissione Rai e prossima a quotarsi, ndr ) a Mediaset». L' Espresso quest'estate vi ha estrapolato l'oracolo del «salvataggio di Mediaset». La premiata ditta Travaglio & Padellaro ha invece desunto da fonti certe che il patto conteneva: accordo sul Quirinale con esclusione di Prodi, salvacondotto giudiziario per il Cav e anche la designazione di Ignazio La Russa al Csm. Eppure di questo benedetto patto non si sa nemmeno se sia scritto, ma valgono le parole di Pier Paolo Pasolini: «Io so. Ma non ho le prove». Ragion di più per tacere.