il commento 2

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F inalmente si comprende perché Veltroni non s'è ritirato in Africa, come in un afflato missionario aveva promesso per la sua vita post-politica. Ha avvertito una vocazione più alta e più gratificante: fare il damigello a George Clooney. Sinceramente: come cittadino italiano ho sperato che non fosse lui il personaggio sudaticcio rintanato nella semioscurità della gondola nuziale, mentre i due sposi benedicevano la folla in laguna. Ma il lavoro screanzato del teleobiettivo ha spazzato via tutte le speranze: era proprio lui, Walter, il grande traghettatore della sinistra italiana dal becerume comunista all'idealismo kennedyano, quello del Lingotto con i lucciconi e il groppo in gola, sì, quello del catartico «We care».

Partecipare al matrimonio più kitsch e più megalomane dell'anno - mister George, ma un paio di elefanti e due nani mangiafuoco proprio no? - essere lo special guest in questa spendacciona americanata deve sembrare a Veltroni un degno epilogo alla propria parabola politica. Certo ora avrà cura di spiegarci che George non è un mondano qualunque, perché impegnato nel sociale, così come una volta ci spiegò che Alvaro Vitali non era affatto il signore del pecoreccio italiano. Tutto quello che Walter ha fatto, visto, scritto ha sempre nascosto risvolti e significati molto raffinati. Ogni volta s'è preso la briga di spiegarli a noi italiani, molto bassi di livello culturale. Walter, porta pazienza. Stavolta nessuno ha molto tempo per starti a sentire. Mentre tu fai il damigello, qui c'è sempre un Paese da mandare avanti.