il commento 2

di A lmeno al ministero della Pubblica istruzione leggono il Giornale . Purtroppo però, non leggono i curriculum degli insegnanti che assumono. Solo così si spiega che sia potuto accadere il caso su cui, dopo la denuncia su queste pagine, il Miur ha acceso un faro: un signore condannato per abusi sessuali su una bambina di 5 anni e mezzo insegna matematica in una scuola media di Torino. Di più: è stato assunto con contratto a tempo indeterminato non prima ma dopo che il verdetto è diventato definitivo. Parrebbe quasi una promozione per quel crimine orrendo, ma forse stiamo esagerando e sopravvalutando uno Stato che invece fa rima con parole come sciatteria, distrazione, disinteresse. Radio 24 riprende la notizia e chiede conto di come si sia arrivati a questo assurdo. Impresa improba, perché le diverse articolazioni della pubblica amministrazione non dialogano fra loro, non si scambiano informazioni e il più delle volte, dobbiamo dirlo, fanno solo il compitino striminzito imposto loro dal ruolo e dalla funzione. Deprimente. Anzi, di più, da vergognarsi.

Almeno ora si cerca di individuare il responsabile di questa situazione che si fatica persino a raccontare. Sì, perché il tizio in questione non solo è stato condannato, con tanto di patteggiamento, non solo è stato successivamente assunto, ma poi si è trovato al centro di una situazione penosa, imbarazzante fino a far arrossire chi tiene ancora al decoro di questo Paese: il suo stipendio di insegnante è stato pignorato dall'avvocato Roberto Ponzio perché il pedofilo, come altro definirlo?, non si degnava nemmeno di versare la provvisionale stabilita dai giudici alla famiglia già oltraggiata e costretta a subire un processo lunghissimo. Non importa. Nessuno sa. Nessuno è responsabile. E il responsabile, se c'è, chiede tempo.

Dunque provando a porre la domanda più scontata e necessaria, il risultato è il seguente: alla scuola media Fermi di Torino, dove lui insegna, dicono di aver scoperto la faccenda direttamente dal Giornale e in ogni caso a loro tocca nominare i supplenti. Per i docenti di ruolo bisogna bussare alla porta del dirigente scolastico regionale. E qui comincia un'altra commedia, perché l'Ufficio scolastico regionale a mezza bocca fa sapere di non poter parlare. Aspetteremo gli esiti dell'indagine interna avviata dal ministero della Pubblica istruzione dopo la denuncia del Giornale . Il riserbo è anche comprensibile, ma che al Miur non si sognino che basti l'annuncio dell'inchiesta per mettere a tacere il caso. Si apre un'indagine sedici anni dopo i fatti, avvenuti nell'estate del '98, e sette dopo il patteggiamento, concluso nel 2007.

C'è stato ben più che un che campanello d'allarme. Si potrebbe parlare di rintocco funebre per uno Stato diviso in ottusi compartimenti governati solo dalla legge senza orizzonte della burocrazia. La destra non sa cosa fa la sinistra e il risultato è sotto gli occhi di tutti: i bambini finiscono nelle mani di un signore che ha tradito il patto di lealtà con la comunità e ha violato l'infanzia a lui affidata. E resta stupefacente che nessuno ai piani alti si sia fatto vivo per provare a mettere una pezza e per tranquillizzare i genitori allarmati che scrivono al Giornale e chiedono spiegazioni. Speriamo che l'inchiesta proceda veloce. Noi non ci dimenticheremo di verificare come andrà a finire.