il commento 2

di La notizia è questa, nuda e cruda: in Italia ci sono 4,1 milioni di persone che vivono nella miseria nera. Non povertà (in quella sono immersi in sette milioni) ma indigenza assoluta, che vuol dire fame, tetto che manca, speranza che la mensa della parrocchia non chiuda per ferie altrimenti si salta. Invece questo dato che dovrebbe immediatamente invitare chi governa a provvedimenti d'emergenza, a una campagna di sostegno ai poveri, sostenendo in ogni modo qualunque iniziativa sociale utile a lenire queste pene, è stata trasformata in aria profumata ad uso della propaganda di chi comanda. La tecnica è raffinatissima. In Unione sovietica si sarebbe semplicemente occultata la notizia, e fucilati i sabotatori che l'avessero fornita a vantaggio della reazione. In Occidente questo è impossibile. Allora che si fa? Si chiama eufemismo semantico, censura additiva. Fai sparire l'orrore adagiandolo nella bambagia. Dici la verità, ma nello stesso tempo la sciogli nel dolce acido della statistica. Si noti come sui telefonini degli italiani è apparsa la cosa. La notizia era stata data così sui telefonini, almeno sul mio. « *TimSpot*Dopo due anni si stabilizza il numero dei poveri. Ma siamo a oltre sette milioni. Istat: 4 milioni gli italiani in assoluta povertà ». Si noti la gerarchizzazione. Prima si usa il verbo rassicurante che richiama la parola chiave amata da tutti i governi: «Stabilità». Tradotto: «Va tutto bene, la situazione è sotto controllo. Forse è scoppiata una caldaia, nessun problema». Una volta, persino nei telegiornali di Fanfani-Bernabei queste formule erano adoperate dai politici, e i Sergio Zavoli e gli Emilio Fede, a quel tempo già attivi, certo con ossequio e gentilezza, però tiravano via qualche manto azzurrino che ricopriva le macerie e vergogne. Adesso è il giornalista al seguito, cicisbeo meraviglioso, cortigiano del potentone, a confezionare la pillolina d'oro. Dopo di che si chiede il pensiero illuminante del premier in Kenia, il quale che cosa dice? «Abbiamo svoltato». Proprio così. Quattro milioni di arci-poveri, di super-indigenti. Non è migliorato niente. E lui, dopo la palla lanciatagli morbidamente in alto dal cronista del Tg1 al seguito, schiaccia con voluttà la palla sul campo avverso, quello dei Gufi. Gufi-tiè, poveri ari-tiè. Non riuscirete a rovinarmi l'immagine. È contento, ma non del tutto felice, si trattiene: «L'Italia ha oggettivamente svoltato. È una buona notizia, ma sarò felice quando avremo una crescita dello 0,1». Non si capisce? Crescita dei poveri? Ha capito forse che ci sono 4,1 milioni di super-ricchi? In questo momento siamo oltre l'Istituto Luce, siamo a qualcosa di più sofisticato. Oggi la propaganda non si propone più di occultare, troppo pericoloso, ora con la comunicazione orizzontale vertiginosamente diffusa, il buio assoluto è impossibile. L'arte suprema della comunicazione politica è trasformare agli occhi della gente una realtà negativa, addirittura tremenda, in una buona notizia. Così si dà modo al capo di vantarsi persino dei disastri, ma con quel tocco di modestia che fa finezza d'animo, e consente di far brillare il lato umano del timoniere del popolo. Abbiamo visto dunque in questi giorni questa magnifica manipolazione in diretta per il comodo di Matteo Renzi. Siamo stati tutti terminali di questa mirabile illusione ottica creata per impedire l'impatto con la violenza delle cose. Dico violenza, perché la miseria non è uno sciroppo al tamarindo, ma sono rovi in bocca. Se interrogate un qualsiasi italiano dopo la cura meticolosa con cui è stata trattata la vicenda, il risultato sarà sentirsi dire che il peggio è passato, che abbiamo svoltato. Se avessero avuto in casa lo champagne i poveri ci avrebbero brindato su.