il commento 2

di T odo cambia , pensate ad Antonio Ingroia. Al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, che lo consacra al rango di dio in toga, si trattiene quel tanto che basta; un incarico ben più affascinante lo chiama oltreoceano. Da Palermo parte in missione per il Guatemala a capo di una missione Onu. A chi insinua che la partenza somigli a una fuga proprio nel momento in cui dovrebbe sostenere le accuse nel dibattimento, risponde: «Se non ora quando?». Nel 2012 gli domandano: «Ma lei vuole candidarsi in politica?». «Non ci penso proprio» è la risposta sincera. A guardarlo oggi, Antonio Ingroia detto Antonino, la prima reazione è di spaesamento. Come se lui insieme con Massimo Ciancimino («icona dell'antimafia», ipse dixit ), Antonio Di Pietro e pochi altri dell'antimafia militante appartenessero a un'era geologica ormai alle spalle. L'impostura è svelata, l'incantesimo non funziona più. Persino i megafoni plaudenti di Santoro&Travaglio sono a corto di voce. È finita. Ingroia non è più magistrato, non è più politico, vorrebbe dedicarsi all'attività forense. «Non difenderò né mafiosi né corrotti», diceva all'indomani del giuramento. Poi difese un boss pluriomicida. «Nessuna contraddizione: è collaboratore di giustizia», disse. Todo cambia . Adesso, nell'ultima piroetta da commissario del carrozzone Sicilia e-servizi, interviene nel bailamme scatenato dall'intercettazione che non esiste per enunciare un nuovo Ingroia-pensiero. Proprio lui che da procuratore «partigiano della Costituzione, parole sue, non si fermò neanche davanti al Quirinale. «La politica vince sul diritto», è la reazione alla sentenza della Consulta che ordina la distruzione delle conversazioni captate illegittimamente. Adesso che le molto presunte intercettazioni vengono gettate addosso all'amico e datore di lavoro Rosario Crocetta, Ingroia esprime un nuovo verbo: «Ci siamo abituati a un eccessivo uso politico delle intercettazioni». Ma abbiamo sentito bene? Le intercettazioni, prosegue lui, da «strumento investigativo» si sono trasformate in «strumento di lotta politica, anche per il modo in cui vengono diffuse dai mezzi d'informazione». Fischieranno le orecchie all'amico Marco Travaglio? Per via dei contenuti di un interrogatorio di Provenzano pubblicati sul Fatto Ingroia si ritrova indagato dalla procura di Caltanissetta per violazione del segreto istruttorio. Stessa vicenda, ma senza cascami giudiziari, era già accaduta per l'interrogatorio di Berlusconi con Ingroia pm nel processo Dell'Utri pubblicato, guarda caso, sul Fatto . E questi non sono gli unici guai giudiziari del grande inquisitore diventato inquisito. Con Crocetta Ingroia è indagato dalla Corte dei conti per assunzioni senza concorso. Presunto danno erariale da un milione di euro. Todo cambia , eccome se cambia.