il commento 2

RomaUna «gufata» andata a segno o una conoscenza sopra la media delle dinamiche televisive. Il duello tra il premier Matteo Renzi e i talk show prosegue senza esclusione di colpi. Alla direzione Pd sbeffeggiò le trasmissioni di Massimo Giannini e Giovanni Floris che negli ascolti avevano fatto «meno ascolti di Rambo». Seducente la tesi: «Trama conosciuta per trama conosciuta, finale già scritto per finale già scritto, si sceglie la storia che è scritta meglio, dagli americani».

Ieri Carlo Freccero, consigliere di amministrazione Rai nominato da meno di due mesi, ha sentito il bisogno di schierarsi dalla parte dell'approfondimento politico. «Se per caso il direttore generale o la presidente decidessero di prendere provvedimenti contro Massimo Giannini o Riccardo Iacona sarei costretto a parlare con il Movimento 5 Stelle e con Sel e a rimettere il mandato». E «organizzare un'opposizione durissima fuori dal Cda». Un problema politico, più che di palinsesti. Un no alla «poetica di Renzi» imposta alla televisione di Stato.

Ma la vera minaccia per i programmi di informazione viene proprio dal confronto tra gli ascolti. Dopo la sfida tra Rambo uno e Ballarò e diMartedì , martedì il bis. Sempre contro Sylvester Stallone, ma nella seconda versione. Giannini ha registrato 993mila spettatori e il 4,41% di share, Floris su La7 924mila spettatori, il 4,74%. Rambo due La vendetta ha registrato 1 milione 385mila persone, pari al 5.52%. Le vicende dell'improbabile reduce del Vietnam seducono più della politica italiana, proprio come aveva detto Renzi. Forse, anche per colpa sua.