Competizione e flessibilità: la lezione Usa

Tirando le somme, direi che la scuola americana non ha mai avuto una forma precisa, ma è piuttosto adattabile come la plastilina. Non esistono piani di studio precisi e le scuole si fanno concorrenza su un unico punto: l'arrivo al college. Il college è la meta agognata delle famiglie della middle class che vogliono figli laureati da una università prestigiosa quanto basta da garantire un posto (...)

(...) di lavoro ben retribuito. Tutto è in funzione di questo fine. Questo è, per così dire, il Jobs Act americano. I college sono molto schizzinosi e non prendono chiunque, neanche con buoni voti. L'università vuole sapere chi si mette in casa, quale è la sua personalità e quali le sue abilità.

I college, a loro volta, cambiano continuamente forma e contenuti perché in continua corsa di adeguamento con i fatti, con le industrie, con il mercato intellettuale e tecnico richiesto da quel banale oggetto del divenire che è la storia, quella che scorre sotto il nostro naso e dentro il nostro computer. La storia del passato, come la intendiamo noi europei, ha un peso leggero, mentre quella del presente incombe con la prospettiva di nuove crisi, nuovi aggiustamenti e anche nuove guerre. Ogni madre americana è terrorizzata dalla prospettiva di vedersi un giorno recapitare il proprio figlio, o figlia, in una bara coperta dalla bandiera e accompagnata da un picchetto di fucilieri in alta uniforme.

Ci fu un periodo durante la Guerra fredda fra Stati Uniti e la Russia sovietica in cui gli americani impazzirono di frustrazione perché si sentivano tecnologicamente e, dunque, culturalmente inferiori nella corsa allo spazio; e ci fu un altro successivo periodo in cui si sentirono ridicolmente inferiori agli europei. Questo è il motivo per cui la scuola americana, pubblica e privata, religiosa o laica, non ha fatto che modificarsi senza mai voler trovare una stabilità permanente.

Quando mia figlia di quattordici anni mi ha comunicato con grande emozione di essere stata accettata nella squadra di golf della sua scuola (pubblica) e che questo successo avrebbe aumentato i suoi crediti per entrare all'università, mi sono innervosito. Che diavolo c'entra il golf con l'università? Che razza di sistema è questo, in cui far parte di una squadra di golf ti fa ingrassare il curriculum?

I miei figli, trasferiti in America da un anno, sono nati e cresciuti in Italia, dove hanno frequentato la scuola pubblica francese, con conseguente fusione e confusione di lingue e culture. Arrivati in Florida (uno Stato che ha rivoluzionato il sistema dell'istruzione), hanno scoperto di non saperne abbastanza di matematica, materia nella quale i piccoli americani sono addestrati fin dalla scuola materna. Mia figlia Liv Liberty si è comunque applicata in modo quasi eroico e ha vinto un posto al liceo pubblico, nella sezione in cui sono ammessi gli studenti che hanno scelto la licenza liceale internazionale, la «IB», che apre le porte a tutte le più prestigiose università del mondo come Oxford o la Sorbonne.

Chiedo spiegazioni sulla storia del golf che ha tanto impegnato mia figlia. Un dirigente scolastico mi spiega, con la pazienza dovuta a un europeo, che ogni studente americano deve dimostrare di praticare professionalmente uno sport, oppure saper suonare uno strumento musicale in maniera quasi perfetta.

Poiché la Florida è tutta un campo da golf, nessuna sorpresa se il golf è anche lo sport più accessibile. Mio figlio Lars, che in Italia si considerava un ottimo calciatore per la sua età - dodici anni -, qui ha dovuto rinunciare a giocare a soccer perché lo Stato ha investito un patrimonio allevando migliaia di ragazzi (e ragazze) in centinaia di campi con allenatori argentini, brasiliani, irlandesi, svedesi che preparano una generazione di giocatori in grado di competere con tedeschi, spagnoli e italiani. Quello che si premia, dice il dirigente, è la costanza nel fare le cose e la tecnica. Chi sa fare senza mollare, vince le borse di studio.

Mi sono reso conto che la scuola americana, non importa se pubblica o privata, ficca moltissimo il naso nella vita privata degli studenti: vuole sapere che cosa fanno nel tempo libero, che cosa desiderano e, più che altro, quanto sono socialmente integrati. Questa dell'integrazione è una vera mania americana, che parte dalle differenze razziali e culturali. È raccomandato, anzi obbligatorio, avere una social life , una vita sociale, che rispetti certi standard fra cui l'abilità e l'addestramento a parlare in pubblico, a presentarsi e presentare persone, a superare con l'aiuto di luoghi comuni politicamente corretti le controversie razziali, o sociali o religiose. Negli anni dell'High School è obbligatorio il volontariato. Molte minestre per i poveri, molte lezioni private gratuite ai più piccoli. Tutto ciò funziona? Sì e no. Bisogna distinguere prima di tutto fra i problemi delle metropoli con i ghetti razziali e la grande provincia americana fatta di città medie e piccole dove tutto è progettato in modo da funzionare, almeno finché un pazzo sale sul campanile e comincia a sparare ai passanti, o agli studenti di un college.

Il college costa molto, anche se esistono ormai eccellenti college pubblici in competizione con le grandi università blasonate e, dunque, ogni giovane famiglia si organizza (sceglie la casa e il lavoro) in funzione del college in cui spera di mandare i propri figli. Qui in Florida è possibile cominciare a pagare con pochi dollari al mese l'iscrizione del figlio che ancora non è nato. Il college vale tanto quanto vale la sua laurea sul mercato del lavoro. Fare un figlio medico e specializzato costa circa un milione di dollari, che una famiglia ottiene in prestito dalle banche e che poi deve restituire quando il giovane doctor comincia a guadagnare. Questo è uno dei motivi per cui qui vedono come fumo negli occhi la medicina sociale e il medico della mutua.

La corsa al college, quindi, comincia già alla scuola materna. Ed è lì, all'asilo, che si apre un dossier sul cittadino americano bambino e poi adolescente che lo accompagnerà per tutta la vita. Nella scuole che frequentano i miei figli non demordono: mi chiedono continuamente i loro dossier dell' école maternelle che hanno frequentato in Italia e che non esistono. Ma qui che non esista un dossier su ogni scolaro, studente e cittadino, è considerato inimmaginabile, e dunque seguitano con garbo a chiedermelo.