La complicata semplicità firmata Miuccia Prada

«Io sono sempre un po' bastian contrario» ammette Miuccia Prada poco prima di far sfilare un esercito di ragazzini magri e sparuti che interpretano bennissimo l'idea di collezione: un lavoro di design al contrario. Quasi tutti hanno in testa un grosso cappello da soldato dell'Est (quelli veri sono in pelo e ricordano il costume degli ebrei ortodossi, questi sono in nylon imbottito) ma spesso indossano pantaloni corti e portano sottobraccio una vera e propria borsetta. «Sembra da donna ma è uno zaino appeso su una spalla sola» dice la grande signora del made in Italy che al collo sfoggia un fantasmagorico pendente a forma di Don Chisciotte. Stavolta la sua lotta coi mulini a vento consiste nella ricerca della perfezione nella semplicità. In definitiva si tratta di giacche fatte benissimo, spolverini impeccabili ed evanescenti maglie dolcevita di cui spunta solo il collo sotto a tutto il resto. Su queste ultime compaiono le stampe: fiori banali tipo le margherite oppure disegni vagamente psichedelici di corpi e paesaggi. Il resto è tinta unita con accostamenti sensazionali: calzoni arancioni e giacca bordeaux, verde bandiera e carminio, giallo ranuncolo e marrone bruciato. Insomma una serie di pezzi da scomporre e ricomporre a piacimento. Eviteremmo quei tragici calzini da deficiente che si vedono su tutte le passerelle, ma finalmente si riparla di semplicità. DF LS