Condannato Grasso per il debito con il Pd. Dovrà risarcire i dem con 83mila euro

L'ex presidente del Senato passò a Leu senza mai versare i contributi mensili

È proprio vero, la politica può dare molto ma può anche togliere tutto. Ne è un esempio l'ex presidente del Senato Piero Grasso. Da seconda carica dello Stato, a vecchietto 73enne, insolvente e dimenticato.

Il tribunale di Roma l'ha condannato a pagare al Pd 83.250 euro, corrispondenti ai contributi che l'ex presidente del Senato avrebbe dovuto corrispondere al partito con il quale era stato eletto in Parlamento nel 2013 e che non ha mai pagato. Circa 1.500 euro al mese, che Grasso, assieme ad altri 60 tra deputati e senatori morosi (in misura però più contenuta), non ha mai versato, come invece prescrive lo statuto del Nazareno. Il giudice ha emesso, dunque, un decreto ingiuntivo nei confronti di Grasso, che ha abbandonato il Pd per fondare Leu insieme a Boldrini e Co.

Il Pd, infatti, che raschia sempre più il fondo del barile, aveva ricorso contro Grasso e altri parlamentari morosi come lui (compresa la cugina di Renzi, Elisa Simoni, con 49mila euro). Un tesoretto da circa 1,5 milioni, che il tesoriere dem Francesco Bonifazi - dopo aver fatto il buco, svuotando le casse del Pd con una mega campagna referendaria e consulenze americane - ora vorrebbe usare per i 180 dipendenti del Nazareno che sono in cassa integrazione per colpa sua. È stato proprio Bonifazi ad annunciare su Twitter, tutto tronfio, il suo successo, facendo il finto dispiaciuto: «Siamo stati costretti a vincere l'azione giudiziaria e sinceramente mi dispiace che si sia arrivati a tanto. Ma le regole valgono per tutti. Oppure non sono regole. E le regole vanno rispettate, sempre. Viva la giustizia». Proprio lui parla di regole da rispettare.

A questo punto, Grasso, che insiste a non voler pagare, sbotta: «Non ho ancora ricevuto alcuna notifica di decreto ingiuntivo. Quando arriverà il decreto può star certo che farò opposizione». E spiega: «Nessuno mi ha mai chiesto una determinata cifra mensile e da presidente del Senato non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica». E attacca duramente Bonifazi: «Ho chiesto via mail più di un mese fa un incontro con Bonifazi e i legali per dimostrare le mie ragioni ed evitare il contenzioso. Ma il tesoriere del Pd ha bisogno di scaricare su altri le colpe della sua pessima gestione, e provare a trasformarle in un mezzo strumentale e propagandistico».

La cosa buffa di Grasso è che, pochi giorni fa, proprio l'ex super procuratore di Palermo, aveva apostrofato Salvini in questo modo: «Invece di querelare Saviano restituisca i 49 milioni della Lega». Grasso si schierava, dunque, dalla parte dello scrittore napoletano e incalzava Salvini perché pagasse i suoi debiti. Proprio lui che non ha mai pagato nulla. Bella figuraccia per Piero.

Commenti

GUGLIELMO.DONATONE

Sab, 21/07/2018 - 18:38

Chiedo l'aiuto di Emilio Fede per commentare il comportamento di questo soggetto.