Condannato il «Lupo» Traini Strage e odio razziale: 12 anni

Il vendicatore di Macerata chiede scusa in aula: «Ho sbagliato». Ma i giudici confermano la richiesta del pm

Stefano Vladovich

Dodici anni di carcere per strage, porto abusivo di armi, lesioni e danneggiamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Luca Traini, 29 anni di Tolentino, il «Lupo» che ha sparato contro sei extracomunitari ferendone quattro, non ha convinto la Corte d'Assise di Macerata, riunita in camera di consiglio per più di tre ore. Grazie al rito abbreviato, che riduce di un terzo la pena, al vendicatore solitario di Macerata non è andata male, considerando il fatto che avrebbe potuto uccidere almeno sei persone sparando all'impazzata contro due bar prima di essere arrestato al termine di un lungo inseguimento con le forze dell'ordine che ha terrorizzato migliaia di abitanti. Un'udienza svolta a porte chiuse e nella quale l'imputato avrebbe mostrato (deboli) segni di pentimento: «Chiedo scusa per quello che ho fatto. In carcere ho capito di aver sbagliato e che non esistono differenze tra neri e bianchi. Ce l'ho con gli spacciatori».

Traini all'apertura dell'udienza ha ribadito di aver agito sulla spinta del «bombardamento mediatico» seguito all'omicidio di Pamela Mastropietro, la 19enne romana, uccisa e fatta a pezzi da uno spacciatore nigeriano. Al momento della strage l'omicida di Pamela era accusato solo di spaccio. Mentre Traini sparava, insomma, Innocent (ironia della sorte) Oseghale era davanti al gip per droga. Solo più avanti sarà accusato di omicidio volontario con l'aggravante dello stupro, vilipendio e distruzione di cadavere. Un chiodo fisso, quello della lotta allo spaccio di droga per il 29enne, originato dal fatto che la sua ex fidanzata era tossicodipendente. Da qui l'odio viscerale per gli africani, tutti, che a Macerata gestirebbero la distribuzione di eroina. Questo il tentativo di difesa per il gesto che ha seminato il terrore per le strade della città.

È il 3 febbraio scorso quando il giovane, diretto in palestra, ferma la sua auto, un'Alfa 147. La notizia che stanno trasmettendo alla radio è da far accapponare la pelle: la Mastropietro, 19 anni, il cui corpo era stato trovato smembrato in due trolley, sarebbe stata uccisa da un africano. Per Traini è troppo. Si precipita a casa, in cassaforte prende una pistola semiautomatica calibro 9 x 21, una Glock. Un'arma micidiale, capace di colpire e trapassare con lo stesso proiettile più persone. Ce l'ha con gli spacciatori, che a Macerata «sono tutti neri». E così comincia la caccia. Traini spara alla stazione, in via Velini, in via Spalato. E poi ancora a Piediripa di Macerata, Casette Verdini, via Pancalducci e a Borgo San Giuliano. In via Frisella c'è la sede del Pd, nonostante non ci siano neri e spacciatori Traini esplode altri colpi di pistola. È il panico, quello vero. Il sindaco Romano Carancini, chiede ai cittadini di non uscire di casa e blocca tutti gli studenti nelle scuole. Due ore di puro terrore.

Alla fine Traini arriva in pieno centro. In piazza della Vittoria scende dall'auto con un tricolore sulle spalle, sale sulla statua e fa il saluto romano prima di essere ammanettato. Non oppone resistenza, è fiero di quello che ha fatto: vendicare Pamela. In casa gli inquirenti trovano, tra le altre cose, una copia di Mein Kampf di Adolf Hitler e una bandiera con una croce celtica. Un esaltato che ha persino tentato di candidarsi alle passate amministrative di Corridonia senza ricevere un solo voto. Un uomo contro tutti. Secondo la perizia del criminologo e psichiatra incaricato dal Tribunale, Massimo Picozzi, il suo sarebbe stato un gesto legato a uno «stato emotivo passionale, organizzato e compiuto da una persona capace di intendere e di volere». Lui stesso, Traini, non si definisce pazzo. E in carcere concepisce quelle cinque pagine di ravvedimento lette ieri in aula che spiegano il perché di quella giornata di «lucida follia». Non si definisce razzista, Traini. Per il suo legale, l'avvocato Giancarlo Giulianelli, «una persona con alle spalle una storia difficile. Un gigante buono». Tant'è.

Secondo la perizia di parte, curata dal professor Giovanni Battista Camerini, Traini soffrirebbe di «una personalità emotivamente instabile». Per i conoscenti una personalità borderline. Gli otto giudici, due togati e sei popolari, lo hanno condannato anche al risarcimento delle vittime: oltre un milione di euro.