Condannato il «re degli eventi»

Marco Balich, stangata in appello. Creò l'Albero della vita di Expo

Batosta sul re italiano degli eventi mondiali: Marco Balich, l'inventore dell'Albero della Vita di Expo, della cerimonia di chiusura di diverse Olimpiadi e del «Giudizio Universale» di Roma. La Corte d'appello di Milano lo ha condannato, insieme al suo socio Gianmaria Serra, per concorrenza sleale verso la società che lui stesso aveva creato e che poi aveva lasciato: portandosi dietro però contatti e clienti. E sfilando così il boccone più ghiotto, l'appalto per la cerimonia delle Paralimpiadi di Sochi, nel 2014. Alla condanna in appello seguirà ora il processo per quantificare i danni: che nelle richieste della società danneggiata raggiungono quasi i quattro milioni e mezzo. Una cifra importante anche un business ricco come quello degli eventi planetari.

Balich, cinquantacinquenne, famiglia (dice) «di sinistrissima», è uno che si è fatto da solo: ha iniziato facendo «il cameriere di lusso delle band», ovvero seguendo le rockstar in tournée in Italia per soddisfarne bisogni e capricci. Poi con la sua Filmmaster è sbarcato in grande stile nel mondo degli eventi, a partire dai grandi appuntamenti sportivi: sua, per esempio, la cerimonia conclusiva delle Olimpiadi invernali di Torino. Ma nel 2013 qualcosa si rompe. Dalla Filmmaster se ne va per primo Serra, che fonda un'altra società, la Worlwide Shows; pochi mesi dopo lo raggiunge Balich. Andandosene, Balich firma con i vecchi soci - come si usa in questi casi - un patto di non concorrenza.

Eppure l'1 novembre 2013 il governo russo, che fino ad allora aveva preparato l'evento con la Filmmaster, firma l'accordo per la gestione della cerimonia proprio con la Worldwide, la nuova società di Balich. La Filmmaster si trova svuotata di uno degli affari più grossi, per il quale aveva investito grandi risorse. E sceglie di portare Balich e Serra in tribunale. Nell'ottobre 2016 il tribunale di Milano emette una prima sentenza a favore della Filmmaster, riconoscendo Balich colpevole di concorrenza sleale ma non di avere svuotato la vecchia azienda dei suoi dipendenti. Ora anche la Corte d'appello di Milano dà torto a Balich, e anzi lo condanna anche per l'esodo in massa dei dipendenti.

Nella sentenza la Corte ricorda che nel settore dei grandi eventi è prassi normale che chi segue la preproduzione si occupi anche della realizzazione, e che era quindi logico che Filmmaster continuasse nell'appalto di Sochi. Invece «il comportamento di Balich risulta connotato quantomeno da ambiguità»; si segnala il fatto che l'accordo tra i russi e la Worlwide viene siglato appena un giorno prima la scadenza del patto di esclusiva di Balich; e si afferma che «non può che dirsi accertata l'illiceità della condotta» di Balich e Serra «consistente nell'aver indebitamente sfruttato l'assetto organizzativo e la rete di conoscenze e rapporti riconducibili a Filmmaster senza sostenere i relativi costi, al fine di aggiudicarsi la fase conclusiva della commessa di Sochi». Ed è grazie alo svuotamento della sezione «Eventi speciali» di Filmaster (dieci su quindici dipendenti passano a Balich) che «Worldwide ha potuto illecitamente sfruttare l'organizzazione e la rete di contatti sviluppati da Filmmaster e così aggiudicarsi indebitamente la fase esecutiva della commessa».