Le condizioni dell'America: "Kim dica basta al nucleare"

A Singapore storico vertice tra Stati Uniti e Pyongyang Pompeo: "Daremo certezze per un futuro migliore"

New York L'incertezza sulla sperata chimica tra Donald Trump e Kim Jong-un è rimasta fino all'ultimo, ma il presidente americano già alla vigilia non ha avuto dubbi sul fatto che il vertice con il leader nordcoreano sarebbe stato un successo. Il tycoon era ottimista a tal punto sull'esito dello storico incontro da aver deciso di lasciare Singapore già nella serata di oggi per rientrare negli Stati Uniti. I negoziati con la Corea del Nord «si stanno muovendo piuttosto rapidamente», spiega il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ribadendo come «la completa, verificabile e irreversibile denuclearizzazione della penisola è l'unico risultato che Washington può accettare».

Pertanto, le sanzioni «resteranno» fino a quando il regime «non eliminerà completamente i suoi programmi di distruzione di massa, e se la diplomazia non si muoverà nella giusta direzione queste misure aumenteranno». «La Corea del Nord ci ha precedentemente confermato la sua volontà di denuclearizzare, e siamo ansiosi di vedere se queste parole si dimostrano sincere», precisa il titolare di Foggy Bottom, ammettendo tuttavia che ciò non potrà accadere in tempi rapidi. Serve un programma con una serie di scadenze, sottolineano gli analisti. Ma il capo della diplomazia Usa riafferma l'enorme potenziale dell'incontro per definire le «condizioni per positivi e futuri colloqui» e l'agenda per il «duro lavoro che seguirà». Pompeo assicura che gli Stati Uniti sono pronti a intraprendere azioni per dare alla Corea del Nord «sufficienti certezze» che la «denuclearizzazione non è qualcosa che finirà male per loro, anzi l'opposto, ossia porterà un futuro migliore per il popolo». Anche l'agenzia del Nord Kcna conferma che Kim è bendisposto, in particolare a discutere come «costruire un meccanismo di pace duratura e permanente sulla penisola» e gettare le basi per «nuove relazioni» tra Washington e Pyongyang. E sembrerebbe di buon auspicio la possibilità - rivelata dal media sudcoreano JoongAng Ilbo - che dopo il vertice di Singapore potrebbe tenersi un altro incontro tra Trump e Kim a luglio, questa volta a Pyongyang. La Casa Bianca, intanto, rivela che le discussioni tra Usa e Nord Corea «si sono mosse più velocemente delle attese». La giornata al Capella Hotel sull'isola di Sentosa inizia con la storica stretta di mano tra Trump e Kim alle nove locali, le tre di mattina in Italia, poi i due leader si vedono per circa 45 minuti faccia a faccia soltanto con gli interpreti, appuntamento seguito da un bilaterale allargato ad alcuni membri delle delegazioni (con il tycoon ci sono Pompeo, il capo di gabinetto John Kelly e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton), e quindi da una colazione di lavoro. Il Commander in Chief già in serata ha deciso di ripartire da Singapore, escludendo quindi la possibilità di un altro giorno di colloqui, magari con il presidente sudcoreano Moon Jae-in per la firma congiunta di una dichiarazione che metta fine formalmente alla Guerra di Corea del 1950-53.

E anche l'ufficio di Moon conferma che non ci sono piani per un suo eventuale arrivo nella città-stato. Quello che rimane da capire, tuttavia, è se al di là delle strette di mano a favore di telecamere c'è il margine per portare a casa risultati sostanziali. Non soltanto sul fronte della denuclearizzazione, ma anche per quanto riguarda i diritti umani, il caso dei cittadini giapponesi imprigionati nelle carceri nordcoreane e il futuro dei 28.500 soldati dislocati in Corea del Sud.