Confindustria si tiene le mani libere «Pensiamo all'interesse del Paese»

Riccardo Pelliccetti

nostro inviato

a Santa Margherita Ligure

Riforme, riforme, riforme. È stato questo il leitmotiv del Convegno dei giovani di Confindustria che si è concluso ieri a Santa Margherita Ligure. Se da un lato per gli ospiti della politica, dal premier Matteo Renzi ai ministri Angelino Alfano e Marianna Madia, il tema riforme è tutto legato al prossimo referendum, per gli imprenditori l'orizzonte è molto più ampio. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo la convention, ha indicato anche due precisi passi da fare: scambio salario-produttività e poi il taglio delle tasse su imprese e lavoro, fondamentali per spingere la crescita. Ma nel suo discorso, anche il leader degli industriali ha sottolineato, come aveva fatto il presidente dei giovani di Confindustria Marco Gay (il referendum «è un'occasione che non possiamo perdere»), che le riforme istituzionali sono importanti. E quando Confindustria il 23 giugno si riunirà per assumere una posizione sulla consultazione «cuore e testa ha detto Boccia convergeranno per l'interesse del Paese». «Questa è una stagione in cui le forze ideali prevalgono su quelle reali. Se abbiamo competenza e sono le nostre idee, dobbiamo portarle avanti. Dobbiamo avere il coraggio». Naturalmente attende una valutazione condivisa dal Consiglio generale dell'associazione. Ma in via dell'Astronomia la linea sembra già definita e la spinta è verso il «sì». «Il dibattito interno deve sbloccare la questione ha spiegato cercando di convincere i dubbiosi Dovrà emergere l'idea di Confindustria perché non possiamo appiattirci sulla questione destra-sinistra».

Il presidente di Confindustria però ha precisato che gli imprenditori sono equidistanti dalla politica. Come sulla proposta di politica industriale che l'associazione presenterà al governo entro la fine dell'estate. «Faremo proposte chiedendoci solo se sono nell'interesse del Paese». «Sfondiamo ha aggiunto i muri di preconcetti, pregiudizi e assuefazioni. Costruiamo i ponti della crescita e delle società aperte». Ma tutto ciò «con scelte equidistanti dalla politica. Dobbiamo portare avanti le nostre idee, senza preoccuparci di chi dice che sono di destra o di sinistra». Insomma, gli imprenditori devono avere le mani libere. Naturalmente questo scontenterà qualcuno, ma per Boccia, se uno lascerà Confindustria perché «non si sentirà rappresentato, tanti entreranno se sapremo rappresentarli».

Il fulcro del discorso, però, il presidente di Confindustria lo ha imperniato su tasse e produttività. Per questo è necessario «costruire un circolo virtuoso: più produttività, più salari, più occupazione, più competitività, più domanda interna». Se questo cammino sarà positivo, gli industriali chiederanno al governo «di ridurre la tassazione su imprese e lavoro». Boccia, però, ha avvertito il governo di non intervenire in caso di mancato accordo sui contratti, ricordando infine che «negli ultimi 10 anni l'Italia abbia perso 30 punti di costo del lavoro per unità di prodotto rispetto alla Germania. E questo non possiamo più consentirlo».