Tra consigli e prese di distanza I cortigiani di Grillo all'adunata

Mentana dispensa suggerimenti, Travaglio raccoglie applausi. Ma l'imperativo è smarcarsi dal movimento

V isto che il M5s è un non-partito con un non-statuto, anche l'associazione Casaleggio è una non-fondazione solo apparentemente legata a doppio filo col M5s. Questo almeno è il messaggio che deve passare, per non mettere in difficoltà chi interviene al convegno dell'Associazione Gianroberto Casaleggio e non vuol essere considerato, solo per questo, in quota Cinque Stelle. Specie ora che il movimento fa scouting tra mondo produttivo e società civile in cerca di personalità che rendano più autorevole l'immagine grillina. È così, quel che sarebbe impossibile con qualsiasi altro partito - aderire ad un evento intitolato al co-fondatore di un movimento politico ma non essere considerati dei simpatizzanti - coi Cinque Stelle, anomali anche in questo, evidentemente si può. «Non sono un grillino, sono un giornalista» chiarisce dal palco Gianluigi Nuzzi, una delle firme invitate alla kermesse di Ivrea. «Io diventato grillino? Sono quello di prima, nessuna mutazione genetica» dice il direttore del Tg La7 Enrico Mentana: «Mi sembra normale che se ti invitano ad un incontro ci vai a meno che la compagnia non sia disdicevole. Sono uno dei giornalisti che per primi ha detto che non si dovevano mettere dei paletti ai Cinque Stelle, come ho fatto in passato con la Lega e con Berlusconi. Il compito dei giornalisti è quello di informare, non di dare i biglietti d'ingresso». Mentana si intrattiene poi con Beppe a Grillo e altri big del Movimento, a cui il dispensa consigli su come comunicare senza cadere in gaffe e trappole. E nel suo intervento li mette in guardia dallo hate speech che dilaga sul web, gli odiatori in servizio permanente sui social che possono rivelarsi dei pericolosi «falsi amici» del M5s, come pure dalle fake news. Nessuno ricorda però che diversi siti che rimpallano le storie «acchiappalike» in Rete appartengono proprio alla galassia della Casaleggio Associati.

Il «Dibba» è un po' l'addetto all'accoglienza degli ospiti vip: abbraccia Carlo Freccero (consigliere Rai, altro non-grillino che però «guarda con molta fiducia all'elettorato Cinque Stelle»), invita il vicedirettore di Libero Franco Bechis a fumarsi una sigaretta fuori, si ferma a parlare per diversi minuti con Antonio Di Pietro, in qualche modo un precursore del grillismo (Casaleggio padre fece da consulente web del leader Idv prima di collaborare in esclusiva con Grillo). Marco Travaglio, direttore del Fatto, gioca in casa, in prima fila è seduto al fianco di Grillo, posto d'onore. Quando smonta le «balle dei giornali» sulla vicenda delle polizze intestate alla Raggi, incassa l'applauso scrosciante del pubblico, se non-grillino certo ben disposto allo storytelling affine al pensiero cinque stelle. Gianluigi Paragone sfonda una porta aperta quando evoca la Trilateral Commission, pazienza se poco dopo sul palco sale Paolo Magri, direttore dell'Ispi, ma anche segretario italiano della Trilateral. Massimo Fini, scrittore controcorrente, ricorda l'amico Gianroberto Casaleggio: «Era un idealista, e un uomo che credeva nel futuro, io non credo nel futuro, sono un pessimista, quindi sono un po' incongruo qui dove si parla del futuro è della tecnologia in modo ottimistico». Chiude la giornata l'erede, Casaleggio jr, che ringrazia «alcune delle migliori menti del paese venute qui a parlarci del futuro» e poi si congeda con una frase di quelle che sarebbero piaciute al padre: «Il futuro è già presente, basta saperlo vedere».