Consip, il carabiniere sceglie di stare in silenzio

Scafarto si dà malato e salta l'interrogatorio. Spuntano altri gravi indizi su Romeo

Roma - È saltato l'atteso interrogatorio di Gian Paolo Scafarto, l'ufficiale dei carabinieri promosso quest'estate a maggiore, accusato di falso e rivelazione del segreto d'ufficio verso l'Aise (il servizio segreto estero) nell'ambito dell'inchiesta Consip, trasformatasi da un'indagine per corruzione sugli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione, che ha portato all'arresto dell'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, ad un'indagine sull'indagine.

Il militare, prima al Noe e ora in servizio al comando provinciale di Napoli, non si è presentato ieri in Procura, a Roma, dove il procuratore aggiunto Paolo Ielo lo aspettava per interrogarlo su una nuova contestazione, relativa ad un'altra presunta rivelazione di segreto d'ufficio. Per i magistrati, infatti, Scafarto non si sarebbe limitato a manomettere l'informativa che tirava in ballo Tiziano Renzi, il papà dell'ex premier, ma avrebbe anche passato carte d'inchiesta al giornalista Giacomo Amadori de La Verità. Ieri il maggiore avrebbe dovuto rispondere anche di questo, ma ha fatto sapere attraverso il suo avvocato, Giovanni Annunziata, di essere indisposto per motivi di salute e l'interrogatorio non si è tenuto. Il legale ha detto che comunque Scafarto si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, come del resto aveva già fatto lo scorso 26 giugno davanti a Ielo, sostenendo che non fosse Roma competente ad indagare su di lui. I magistrati lo hanno indagato, dopo che l'inchiesta Consip era già stata sottratta ai carabinieri del Noe e affidata ai colleghi del nucleo provinciale di Roma, per ben cinque falsi. Scafarto avrebbe manomesso l'informativa sulla quale si basano le accuse a babbo Renzi, a sua volta indagato per traffico di influenze. Da una parte avrebbe erroneamente documentato la presenza dei servizi segreti nel corso degli accertamenti in corso per Consip, dall'altra avrebbe attribuito a Romeo una frase («...a Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato») effettivamente pronunciata dall'ex parlamentare Italo Bocchino. Ieri intanto sono state pubblicate le motivazioni con le quali il Tribunale del Riesame lo scorso 16 agosto aveva disposto la fine della detenzione per Romeo. Secondo i giudici, nonostante manchino le esigenze cautelari, ci sono comunque «sussistenti gravi indizi di colpevolezza» nei confronti di Romeo.

Commenti

tonipier

Mer, 13/09/2017 - 10:55

"CRISI DELLA LEGGE CRISI DELLA GIUSTIZIA "CRIMINALITA?" Gli efori, magistrati scelti od eletti per sommi meriti.....a vigilare sugli organi dello Stato, sulla corretta ed imparziale applicazione alle leggi.