Consip, Lotti dai pm per la seconda volta: "Io estraneo a tutto"

Il ministro ascoltato per un'ora ribadisce la sua versione: "Non ho rivelato nulla"

Dalle fughe di notizie interne a quelle esterne. Da Henry John Woodcock a Luca Lotti. La procura di Roma va avanti nelle indagini sugli spifferi a margine dell'indagine su Consip, e sette giorni dopo aver interrogato il pm anglopartenopeo, indagato per le notizie riservate finite a dicembre sul Fatto Quotidiano, ieri ha messo a verbale anche le dichiarazioni di Luca Lotti. Il ministro dello Sport è indagato - ed era stato proprio Woodcock a iscriverlo, quando ancora l'inchiesta era in terra napoletana - perché avrebbe avvertito i vertici di Consip, tanto che l'ex ad Luigi Marroni dopo quella soffiata avrebbe provveduto a bonificare il suo ufficio dalle cimici piazzate dal Noe.

Lotti era già stato sentito a fine dicembre, ma solo per rendere dichiarazioni spontanee, dopo che, appunto la notizia dell'indagine a suo carico era finita in prima pagina sul Fatto. Ieri, come peraltro Woodcock, ha potuto risparmiarsi la sfilata a piazzale Clodio. Sono stati il procuratore capo Giuseppe Pignatore, l'aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi a raggiungere il braccio destro di Matteo Renzi nella caserma del nucleo investigativo dell'Arma in via in Selci, nel centro di Roma, e in un clima «sereno» - secondo la nota dei legali del ministro, Franco Coppi e Ester Molinaro - Lotti avrebbe risposto alle domande delle toghe per circa un'ora, «ribadendo con fermezza la sua estraneità ai fatti contestati». Per il resto, ancora più che con Woodcock, la procura ha blindato lo scarno verbale, e lo stesso Lotti non ha aggiunto parola alle dichiarazioni dei suoi legali. Ma se ha «ribadito» la propria estraneità, è evidente che abbia smentito quanto detto ai pm di Napoli e poi ribadito a quelli di Roma da Marroni, a proposito delle soffiate arrivate al presidente Luigi Ferrara (che invece aveva ritrattato e si è ritrovato indagato) da Lotti, dai vertici dell'Arma nazionale e toscana, Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia, e da Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua Firenze e amico di Renzi. Ed era stato proprio Vannoni (interrogato anche a Roma lo scorso 5 luglio) a confermare, interrogato da Woodcock, che era stato Lotti a dirgli dell'indagine in corso su Consip, mentre Renzi gli aveva consigliato di «stare attento» alla centrale acquisti della pubblica amministrazione, tanto che poi aveva detto a Marroni «che aveva il telefono sotto controllo», innescando la bonifica dalle microspie nell'azienda.

Nel frattempo Woodcock è passato da inquirente a indagato proprio per l'altro fascicolo sulla fuga di notizie, per rilevazione di segreto d'ufficio in concorso con la compagna Federica Sciarelli. Ma il pm napoletano ha negato tutto, lasciando intendere che la notizia di quegli indagati eccellenti, Lotti in testa, era nota anche alla polizia giudiziaria. Ossia il Noe, già coinvolto nelle indagini con il capitano Gianpaolo Scafarto (accusato di falso per aver manipolato l'informativa) e il vicecomandante Alessandro Sessa (indagato per depistaggio).

Commenti

leopard73

Sab, 15/07/2017 - 11:57

DEVONO METTERSI DACCORDO PRIMA PER COMBINARE LA TRAMA DEL TESSUTO!! MAI NESSUNO Pagherà PER QUESTO.