Consip, sequestrati i cellulari del vice-comandante NOE

La procura di Roma, titolare delle indagini sull'inchiesta Consip, vuole sottoporre a perizia tecnica gli smartphone di Alessandro Sessa, vice-comandante del Nucleo Operativo Ecologico già indagato per depistaggio nell'ambito dell'affaire Scafarto-Tiziano Renzi

La Procura di Roma ha sequestrato i cellulari del vice-comandante del Nucleo Operativo Ecologico Alessandro Sessa, già indagato per depistaggio nell'ambito dell'inchiesta Consip. I magistrati della Procura capitolina vogliono sottoporre i cellulari di Sessa a una perizia tecnica garantita, con l'obiettivo di risalire alle effettive ragioni che hanno portato il vice-comandante del Noe a omettere di riferire ai magistrati una serie di informazioni ritenute fondamentali per l'accertamento della verità.

Nell'interrogatorio a cui era stato sottoposto un mese fa come persona informata dei fatti, infatti, Sessa aveva spiegato ai pm della Procura di avere avvertito il suo diretto superiore (il generale del Noe Sergio Pascali) dell'indagine su Consip soltanto dopo il 6 novembre 2016, e cioè a seguito di un articolo di stampa che riferiva delle preoccupazioni nutrite dal padre dell'allora premier Renzi per una indagine che lo riguardava. Chi indaga ritiene invece che Pascali già da giugno sapesse dell'esistenza di questa indagine.

La conferma viene da una serie di messaggi che gli inquirenti hanno estrapolato dal cellulare di Gianpaolo Scafarto, il capitano del Noe indagato per due ipotesi di falso (su una frase riferita a Tiziano Renzi e sul presunto ruolo degli 007) contenute nell'informativa consegnata ai magistrati romani. Un messaggio whatsapp, quello datato 9 agosto 2016, appare decisivo:

"Signor colonnello - scrisse Scafarto a Sessa - sono due giorni che penso continuamente a queste intercettazioni e alla possibilità di portare avanti queste indagini con serenità. Penso sia stato un errore parlare di tutto con il capo attuale e continuare a farlo. La situazione potrebbe precipitare con la fuga di notizie che potrebbe farci passare un brutto quarto d'ora".

Il lavoro degli inquirenti sarà finalizzato a chiarire a cosa si riferisse Scafarto con l'espressione "parlare di tutto" e l'esatto riferimento al "capo attuale".