La Consulta vuole rivedere la legge Severino

RomaNel Palazzo della Consulta il presidente Alessandro Criscuolo illustra l'attività dell'Alta Corte e i suoi impegni futuri, di fronte all'ex collega Sergio Mattarella, oggi inquilino del Quirinale. Ma non può ignorare che fuori si parla soprattutto di una prossima decisione, quella sul ricorso per la legge Severino del sindaco di Napoli De Magistris. Ha una particolare valenza politica dopo l'assoluzione definitiva nel processo Ruby di Silvio Berlusconi, che ora può pensare a candidarsi alle prossime elezioni, probabili nel 2018.

Ai giornalisti, Criscuolo assicura: «Si farà il possibile per cercare di trattare la questione con una certa sollecitudine, tenendo conto dell'attenzione che c'è da parte dell'opinione pubblica». Il numero uno della Consulta non dà tempi certi, ma conferma un orizzonte che guarda all'estate. Dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale , conferma, «occorre attendere 20 giorni prima di procedere alla fissazione dell'udienza: questo termine matura il 7 aprile prossimo».

Il ricorso numero 29 del 2015 è arrivato dal Tar della Campania e riguarda l'articolo 11 della Severino (approvata all'unanimità nel dicembre 2012) applicato al caso De Magistris, cioè la decadenza di amministratori locali anche dopo una condanna non definitiva. La situazione è diversa da quella del leader azzurro, decaduto da senatore dopo la sentenza della Cassazione per il processo Mediaset, ma il verdetto della Consulta peserà inevitabilmente sulla questione della retroattività delle norme anche per i parlamentari, su cui Fi insiste molto in questi giorni. A novembre il predecessore di Criscuolo, Giuseppe Tesauro, aveva auspicato un intervento del Parlamento, più che del giudice, per chiarire le incertezze della Severino, ma il premier Matteo Renzi e la maggioranza non hanno nessuna voglia di precisare i paletti dell'incandidabilità legata a condanne per corruzione e illegalità nella Pa. Così, toccherà alla Consulta.

Criscuolo si sbilancia sull'Italicum e boccia come «inopportuno» il filtro preventivo delle leggi elettorali da parte dell'Alta Corte, voluto dalla minoranza Pd. La legge costituzionale non è ancora entrata in vigore e «se verrà approvata, ovviamente la Corte la applicherà», ma il presidente aggiunge: «Il controllo preventivo sulle leggi elettorali in qualche modo tradisce un poco il ruolo di questa Corte, che decide sulla legittimità costituzionale». Per lui, questo punto «richiederebbe una riflessione ulteriore, perché la norma affida alla Corte un compito che non le spetta, una consulenza preventiva forse non opportuna». In realtà, sembra che il governo abbia già intenzione di far saltare il filtro, in terza lettura al Senato.

Parla anche di responsabilità civile, Criscuolo: per lui, non è giustificato «uno stato di totale preoccupazione o intimidazione» da parte delle toghe perché è saltato il vaglio di ammissibilità dei ricorsi. Basta «una maggiore attenzione, per evitare di incorrere in questa responsabilità» e poi c'è l'«assicurazione». Insomma, «un fatto fisiologico normale, direi positivo».

Il presidente auspica una riforma del titolo V della Costituzione «ispirata a semplificazione e chiarezza», ribadisce il principio del favor rei nelle sanzioni penali, dice che sui temi etici il legislatore non può decidere solo con «scelte politiche» e si appella al parlamento perché elegga i due giudici mancanti, completando «al più presto» l'organico della Consulta.