A Conte ora manca un altro miliardo

Se per qualche centesimo di aumento sui carburanti sono scesi in piazza i gilet gialli, noi dovremmo usare quelli rosso fuoco, se dovesse rimanere l'articolo 79bis della manovra (bonus-malus sulle emissioni di CO2 g/km delle nuove autovetture). L'emendamento porterebbe nelle casse dell'erario 400 milioni di euro, calcolati col sistema di misurazione Nedc. Peccato che questo sistema sia stato sostituito da luglio scorso dal Wltp, ben più aderente alla realtà e dunque molto più penalizzante, tanto che l'esborso potrebbe tendere verso il miliardo di euro.

Usiamo i condizionali per lasciare spazio a tutti i possibili sviluppi, dopo che la pressione forte delle associazioni di categoria e dei sindacati ha indotto gli azionisti di governo ad annunciare marce indietro e revisioni alla Camera Alta. Come d'abitudine, le leggi si scrivono in piazza, per alzata di mano.

Gli operatori hanno fatto osservare che nei fatti porterebbe a due risultati negativi, come pare sia nell'ispirazione filosofica di questo esecutivo. Le vendite di auto nuove, che valgono circa 40 miliardi, diminuirebbero fortemente. Stime prudenziali parlano di almeno centomila unità, a fronte delle quali ci sarebbe un calo di occupati nella distribuzione e anche nella produzione di auto e componenti. Diminuirebbe ancor più la crescita del pil, ma questo si saprebbe in corso d'anno, mentre i numeri sulla carta servono adesso. A fronte di questo colpo all'industria automobilistica, che già senza l'aiuto del governo farebbe fatica il prossimo anno a mantenere gli stessi volumi del 2018, l'ambiente non ne trarrebbe alcun beneficio, anzi il contrario. Il problema, se escludiamo caldaie e fabbriche, sono i vecchi motori inquinanti che ancora girano, il cui impatto, in attesa del teletrasporto modello Star Trek, si può ridurre a livelli insignificanti passando a motori di ultimissima generazione. Se ciò viene rallentato, le persone continueranno a girare con le vecchie macchine, creando un «effetto Cuba».

Gli addetti ai lavori hanno ritenuto che questi concetti fossero sfuggiti all'esecutivo, e che dunque basterebbe farglieli conoscere e capire perché il provvedimento venga ritirato tout court. Può anche darsi che sia così, ma anche no. In questo emendamento ci sono in ballo, come abbiamo visto, soldi veri, di quelli che contribuiscono non poco a risolvere o complicare il rompicapo di questa finanziaria, stretta tra la sua stessa insostenibilità e le promesse elettorali dei due azionisti, la cui rinuncia si porterebbe con sé la narrazione e qualche milione di voti. Quindi è probabile che l'emendamento farà un percorso in purgatorio, con riunioni e tavoli tecnici, ma difficilmente alla fine darà dei saldi molto migliorativi per i contribuenti. Nella misura in cui ciò dovesse comunque accadere, stiano pronti gli altri settori produttivi a ricevere a loro volta la visita di qualche manina che metterà nottetempo un comma dal quale far arrivare alle casse dello Stato centinaia di milioni, se non un miliardo.