Conto alla rovescia per le liste. Scatta la corsa al seggio sicuro

I candidati vanno presentati entro il 29 gennaio, ma i nodi da sciogliere sono tanti: dai collegi agli outsider

Con le elezioni dietro l'angolo (4 marzo), il tempo a disposizione delle forze politiche per presentare liste e candidati è molto stretto. Mentre i partiti sono ancora in alto mare per decidere i nomi da schierare alla Camera e al Senato, tra vecchia guardia che preme per essere ricandidata e nuovi volti da pescare nella società civile e tra i cosiddetti vip (per non parlare poi della guerra per le posizioni in lista e i posti bloccati nella quota proporzionale), entro gennaio dovrà essere tutto risolto perché per legge le liste andranno depositate al Viminale al più tardi 34 giorni prima del voto, quindi al massimo il 31 gennaio. Per ufficializzare i simboli con cui si correrà alle politiche c'è ancora più fretta, in quel caso la deadline è compresa tra il 16 e il 21 gennaio (tra il 44esimo e il 42esimo giorno prima del voto, entro le ore 16). E se si sconta questa prima settimana del mese ancora festiva, quindi senza riunioni e contatti solo telefonici tra i leader, restano davvero una manciata di giorni per chiudere tutte le questioni ancora aperte nelle segreterie di partito. E sono parecchie.

Con il Pd in caduta libera nei sondaggi, l'obiettivo di Renzi è rinnovare le liste Dem con dei volti nuovi (alcuni dei nomi che girano: l'astronauta Samantha Cristoforetti, l'ex ct di volley Mauro Berruto, il virologo Roberto Burioni), ma deve fare i conti con i notabili del partito e con le minoranze che rivendicano la quota spettante di posti in lista (Renzi punta a depotenziare sia l'area di Franceschini che quella di Orlando, al momento sovradimensionate in Parlamento). Ai ministri del governo Gentiloni, e in primis ovviamente al premier uscente, andrà riservato giocoforza un posto da capolista, mentre resta da risolvere il rebus di dove candidare i renzianissimi che il segretario vuole blindare ma che rischiano una bocciatura alle urne: prima tra tutti Maria Elena Boschi (la sottosegretaria potrebbe essere candidata soltanto nel proporzionale in Toscana, per evitare brutte sorprese misurandosi con il collegio di Arezzo, zona Banca Etruria). Infine vanno collocati i «nanetti», i partitini alleati del Pd, da quello di Casini, alla nuova Margherita 2.0 della ministra Lorenzin.

Ma di caselle da mettere a posto ce ne sono tante anche nel centrodestra (il dossier tra l'altro lo seguiva Altero Matteoli, da poco scomparso). La coalizione di tre partiti principali Forza Italia, Lega, Fdi più la quarta gamba di forze centriste, comporta che i leader dovranno trovare la quadra nella divisione dei collegi uninominali. Al quartier generale che dirige le operazioni sulle candidature sono già stati suddivisi tra «sicuri», «probabili» e «incerti», ed è chiaro che il braccio di ferro sarà per strappare più collegi sicuri o probabili al proprio partito, rispettando però l'equilibrio con gli alleati. Berlusconi ha proposto un metodo basato sui sondaggi, chi li avrà migliori in un certo collegio schiererà il proprio candidato, ma non è una strategia ancora condivisa da tutti. La questione, specie per Salvini, riguarda i centristi, che il leader della Lega accetta malvolentieri e in ogni caso punterà a mettere in carico a Forza Italia (nel senso che dovranno essere gli azzurri, secondo il capo leghista, a sacrificare loro posti per lasciare spazio ai candidati centristi). Poi, in particolare in Forza Italia, ci saranno molti candidati che non vengono dalla politica. Ad Arcore sono arrivati un migliaio di curricula in risposta all'appello del Cavaliere alla società civile, frutto di svariati incontri del leader azzurro con ordini professionali e associazioni di categoria. Berlusconi pensa ad outsider di fama anche per i seggi all'estero, circoscrizione che può rivelarsi decisiva. E il M5s? Con la modifica allo statuto il movimento ha cambiato anche le regole per candidarsi alle «parlamentarie»: saranno aperte anche a non iscritti (c'è evidentemente la ressa per vincere uno stipendio parlamentare) ma l'ultima parola spetterà comunque a Grillo e Di Maio, che potranno escludere a piacimento gli eventuali vincitori della consultazioni on line.