"Copiano le atrocità dell'Isis per fare più clamore"

Il missionario Padre Giulio Albanese: "Le decapitazioni sono un modello che viene emulato ed esportato"

Padre Giulio Albanese è un esperto dell'Africa e dei suoi conflitti. Direttore di Popoli e missione , mensile della Conferenza episcopale italiana, parla con il Giornale del sanguinoso attacco in Kenya.

I terroristi hanno preso in ostaggio i cristiani in questi giorni per provocare una Pasqua di sangue?

«Certamente. La loro intenzione, la strategia è quella di attrarre il massimo dell'attenzione con atti criminali e brutali. Questi personaggi sanno molto bene che colpendo i cristiani la loro azione viene amplificata. Soprattutto in questo momento con l'Occidente molto sensibile alle comunità cristiane attaccate nel mondo».

I terroristi hanno diviso musulmani da cristiani. Come i nazisti ai tempi degli ebrei?

«È un modo per sottolineare che la loro azione ha una valenza fortemente religiosa. E questa valenza si sta amplificando a dismisura in seguito alle vicende siriane e irachene. Decapitare i cristiani è un modello che viene esportato ed emulato. È come se colpissero al cuore l'Occidente».

Perché Garissa, un centro poco conosciuto nel nord e il Kenya?

«In Somalia non ci sono cristiani. Per questo sono andati a cercarli nel vicino Kenya. Il confine è un vero e proprio groviera. Attaccare nella capitale, Nairobi, è ben più difficile. Molti cristiani fanno parte del governo del Kenya. Per gli Al Shabaab è un colpo basso al nemico giurato, che si era impegnato militarmente in Somalia contro di loro nel 2011. Purtroppo le operazioni condotte nella terra somala in questi anni si sono dimostrate un po' tutte un fallimento. E questo attacco terroristico lo dimostra».

Sembra che manchino all'appello centinaia di studenti. Si rischia un terribile massacro?

«Non escludo che stiano emulando il modello dell'Isis e di Boko Haram in Nigeria per imprimere un infelice proseguio alla loro azione bellica e terroristica».

Ma chi sono questi talebani d'Africa?

«All'inizio si trattava di movimenti anti governativi, che si battevano per il potere. Poi c'è stata un'evoluzione. Già con Al Qaida si era verificata una contaminazione di tipo ideologico e ancor più attraverso l'Isis. Si sono resi conto che colpendo obiettivi cristiani attraggono maggiore attenzione, piuttosto che fare un macello in una moschea di moderati. Non hanno contatti diretti, ma il Califfato è un modello che si sta imponendo».

Chi li appoggia?

«Il problema di fondo è che gli Al Shabaab ricevono aiuti dalla sponda yemenita e saudita, dai salafiti e dal wahabismo. Che li foraggino è il segreto di Pulcinella. Si sa che i soldi e le armi arrivano in Somalia dal Golfo. E le stesse forze stanno dietro al fenomeno dell'Isis. Qualcuno mi deve spiegare perché gli Stati Uniti non abbiano inserito Arabia Saudita e Qatar nella lista dei paesi canaglia».

I turisti sono nel mirino?

«La zona dell'attacco di ieri è fuori dal mondo. Quando hanno colpito a Nairobi e anche a Mombasa, seppure con azioni terroristiche più mirate e meno eclatanti, le autorità si sono mobilitate per salvare il turismo sulla costa dell'Oceano indiano. In ogni caso questo genere di attacchi danneggia tremendamente uno delle principali risorse del paese».