Coppia turca fa rapire la figlia: lei si comportava da occidentale

Quel suo modo di vivere «all'occidentale» non erano riusciti a digerirlo. Ma lei, Aysegul, 18 anni, figlia di una coppia di origini turche che vive in Sicilia da vent'anni, delle «regole» di casa non voleva saperne. È nata e cresciuta in Italia. Veste come le coetanee ed esce con gli amici. Conduce la vita di una ragazza qualunque. E si sente italiana.

Bisognava perciò fermarla e raddrizzarla. Allora i genitori, Birol Durtuc, 40 anni, e la 36enne Yasemin Durucan, residenti a Siracusa, dove è nata nel '96 Aysegul, in combutta con dei parenti, l'hanno attirata a Serinhisar, in Turchia, impedendole di far rientro in Sicilia. Lì l'hanno tenuta segregata per mesi, fino all'arrivo della polizia. Per questo i due coniugi devono rispondere di sequestro di persona, rapina aggravata e stato di incapacità procurato mediante violenza, commessi in concorso con altri soggetti ancora da identificare, in danno della figlia.

A nulla sono valsi per integrarsi tutti quegli anni trascorsi in Italia dove Birol lavora presso un vivaio di Siracusa. Quella figlia «troppo occidentale» non voleva cambiare vita. Anche in passato Aysegul ha denunciato di essere stata picchiata in casa ed era intervenuto il tribunale per i Minorenni che ha sospeso per un periodo la podestà genitoriale. «Il tuo fratellino ha avuto un incidente», le hanno detto per attirarla in Turchia. E Aysegul, lo scorso aprile, è partita. Era una trappola. Una volta arrivata a casa dei parenti è stata drogata e messa fuori gioco. Le hanno somministrato dei farmaci nelle pietanze a cena. E mentre era impossibilitata a ribellarsi, le hanno sottratto i documenti e la sim card del suo cellulare. Da quel momento la ragazza non è più potuta uscire di casa né ha potuto chiedere aiuto agli amici in Sicilia. Ha anche cercato di fuggire, ma ogni suo tentativo di ribellione alla cattività è stato stroncato con la violenza. C'erano i suoi parenti aguzzini a vigilare e a riempirla di botte se provava a ribellarsi. Aysegul ha vissuto un inferno, da cui è potuta uscire solo grazie a due amici che, non riuscendo a contattarla per mesi, hanno capito che i suoi parenti non l'avrebbero più lasciata andare. Così si sono rivolti alla polizia di Siracusa, sottolineando come lo stile di vita di Aysegul fosse malvisto dai suoi genitori.

È grazie alla collaborazione che la Mobile aretusea ha instaurato con l'Interpol e il Consolato italiano di Izmir che si è riusciti a salvare Aysegul. La polizia turca l'ha rintracciata a Serinhisar a casa di parenti. Agli agenti la 18enne ha detto di trovarsi lì contro la sua volontà. Così è stata prelevata da quella casa ed è stata affidata ai servizi sociali del luogo che l'hanno ospitata in una struttura d'assistenza riservata, in attesa che fosse messa in condizione di fare rientro in Italia. Una volta arrivata a Siracusa la ragazza ha raccontato agli agenti il suo calvario, inchiodando i genitori, su cui erano state svolte operazioni di intercettazione.