Corea, ancora minacce «Lanciato un missile che arriva in Alaska»

L'ennesima prova di forza di Kim Jong-un nel giorno della festa americana del 4 luglio

Manila Alfano

Una promessa per i suoi sudditi, una minaccia per il mondo, una data scelta non a caso, il 4 luglio, la festa nazionale per gli americani. Kim Jong-un ha firmato l'ordine e il missile è partito. Martedì mattina la Nord Corea ha lanciato un missile che, secondo l'annuncio trionfale dato da Pyongyang, sarebbe un missile intercontinentale capace di colpire gli Stati Uniti. Per l'occasione, la tv di Pyongyang, ha mandato davanti alla telecamera la celebre annunciatrice con voce stentorea che compare solo nei giorni più importanti per annunciare che il missile è stato lanciato con successo e che si tratta di uno Hwasong-14, «che si è innalzato per 2.802 chilometri e poi è ricaduto con precisione sul bersaglio stabilito». «Il rispettato Supremo Leader Kim Jong Un ha firmato l'ordine di testare il missile balistico intercontinentale Hwasong-14» ha annunciato la tv. Poche ore dopo gli Usa convocano una riunione di emergenza: dirigenti militari, diplomatici e della sicurezza nazionale dell'amministrazione Trump riuniti a discutere le opzioni nel caso fosse confermato un lancio balistico intercontinentale. E, tra le opzioni, anche approvare una «misura di risposta». Il razzo è stato lanciato verso il Mar del Giappone, ha volato per 39 minuti e circa 930 chilometri ed è caduto nelle acque della «Zona economica speciale» giapponese, estesa fino a 200 chilometri dalle coste del Paese. Minacce concrete e reali, che fanno paura all'Occidente che per ora resta a guardare. Fonti militari occidentali hanno infatti valutato che il missile usato potrebbe colpire per lo meno l'Alaska. Il test arriva all'indomani di una telefonata molto tesa di Donald Trump al cinese Xi Jinping. Nella notte intanto il presidente ha reagito con un tweet. «La Corea del Nord ha appena lanciato un altro missile. Ma questo tizio non ha di meglio da fare nella vita?» scherza. E poi: «Difficile credere che Corea del Sud e Giappone potranno sopportare tutto questo ancora più a lungo».

Russia e Cina, in una dichiarazione congiunta, hanno poi definito «inaccettabile» il test nordcoreano e chiesto a Kim di fermare i test nucleari e missilistici aggiungendo però che Stati Uniti e Corea del Sud devono evitare esercitazioni su vasta scala. Intanto, sempre in queste ore, Xi è a colloquio con il russo Vladimir Putin, sulla strada che lo porterà al vertice G20 di Amburgo, dove il dossier nordcoreano sarà in primo piano nell'agenda dei leader mondiali.

Quello di ieri i è il novantunesimo test missilistico dell'era Kim Jong-un (cominciata nel 2012), l'undicesimo dall'inizio di quest'anno, il quinto da metà maggio. Gli analisti militari hanno osservato che i nordcoreani negli ultimi cinque test hanno mostrato praticamente tutta la gamma di missili, compresi i missili anti-nave, per dimostrare che anche le portaerei americane sono a portata. Il 23 giugno i satelliti hanno rilevato anche la prova di un nuovo motore per razzo, presumibilmente destinato a un missile balistico intercontinentale capace di arrivare fino alle coste degli Stati Uniti. I nordcoreani ora hanno anche motori a combustibile solido, che permettono di lanciare con procedure di preparazione rapidissime e quindi non identificabili dalla ricognizione «nemica».

È ormai certo che la Nord Corea ha missili capaci di colpire tutto il territorio sudcoreano, di arrivare in Giappone tenendo sotto tiro le basi americane. Il prossimo passo, quello definitivo a cui ambisce apertamente Kim Jong-un è di dotare i missili di una testata nucleare.

E allora sì che l'Occidente inizierebbe a tremare.