Il corridoio "dimenticato" tra Bosnia e Croazia

Molti silenziosamente sono passati da Trieste. E in 4mila premono per entrare

Dal 9 luglio sono già stati intercettati 450 migranti che dalla Slovenia stavano entrando clandestinamente in Italia soprattutto nella zona di Trieste. E chissà quanti sono riusciti a passare. Vestiti, zaini e scarpe abbandonati lungo i sentieri poco battuti del Carso triestino dimostrano che la rotta balcanica non si è esaurita. I numeri non sono quelli del milione di migranti del 2015, ma in 4mila, che vorrebbero arrivare nella Ue premono al confine fra Bosnia e Croazia. Da oggi saranno ulteriormente rafforzati i controlli delle forze dell'ordine lungo le frontiere aperte con la Slovenia nella provincia di Trieste e si invoca l'intervento dell'esercito sul Carso. Non esistono solo il caso di nave Diciotti e la Libia, ma pure il varco a Nord Est spesso dimenticato.

A riaccendere l'attenzione sulla rotta terrestre è bastata l'ultima meritoria opera di pulizia dell'associazione ambientalista Sos Carso. I volontari hanno trovato lungo i sentieri meno battuti che arrivano dalla Slovenia una quantità industriale di indumenti, scarpe, zaini e pure qualche tenda. Tutto abbandonato dai migranti in arrivo lungo la rotta balcanica, che si cambiano dopo aver passato clandestinamente il confine per non farsi notare quando proseguono verso altre destinazioni. «Una cosa del genere non l'avevamo mai vista. Un mese e mezzo fa circa siamo passati per gli stessi sentieri e non c'era nulla. Nemmeno un vestito» ha dichiarato Cristian Bencich, fondatore di Sos Carso al quotidiano locale il Piccolo. La documentazione fotografica mostra distese di giubbotti, calzoni, scarpe, bottiglie d'acqua in mezzo alla vegetazione. Fra i vestiti anche documenti di transito nei paesi dell'ex Jugoslavia e banconote di piccolo taglio bosniache, serbe e croate.

Da luglio sono stati intercettati 450 migranti, in gran parte pachistani ed afghani ed una cinquantina di minori. Otto passeur sono finiti in manette. Dopo l'arrivo di rinforzi, un mese fa per aumentare i controlli, i migranti vengono accompagnati fino all'imbocco dei sentieri carsici in Slovenia e poi proseguono a piedi, in gruppi di 10-20 persone, rispuntando nei dintorni di Trieste, dove qualcuno viene probabilmente a recuperarli per proseguire il viaggio.

I 450 intercettati sono solo la punta di un iceberg. Medici senza frontiere denuncia che al confine nord occidentale fra Bosnia e Croazia, nell'area di Bihac e Velika Kladusa, sono bloccati 4000 migranti in condizioni estremamente difficili. Zagabria ha mobilitato 6mila agenti di polizia per fermare la nuova rotta balcanica, ma molti riescono a passare arrivando in Italia. I migranti giungono in Bosnia dalla confinante Serbia oppure utilizzano il tragitto via Albania e Montenegro. Il grande «serbatoio» di partenza è la Grecia. Secondo l'Organizzazione per le migrazioni dell'Onu fin da aprile arrivavano in Bosnia dalle 80 alle 120 persone al giorno. In gran parte sono siriani, pachistani, afghani, iraniani ma pure algerini e tunisini.

La «terra promessa» è la Germania, ma l'Austria è decisa a chiudere le frontiere e schierare l'esercito lungo la via più breve attraverso l'ex Jugoslavia. Per questo i migranti arrivano in Friuli-Venezia Giulia. Il governatore leghista della regione, Massimiliano Fedriga, sottolinea che «il cambio di passo del governo nazionale è evidente. L'ennesima conferma giunge dall'ulteriore rafforzamento dei controlli lungo la fascia confinaria tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia».