Il "Corriere" logora chi ce l'ha (e chi lo perde)

Chi tocca il Corriere crepa o si fa molto male. Esso è portatore sano di sfiga

I giornalisti si sopravvalutano. I direttori, poi, si sentono investiti di una missione e pensano di essere chissà chi: dimenticano che il loro peso (momentaneo) è commisurato alla stazza della testata che guidano. Se ne ricordano soltanto quando, licenziati, verificano di non contare più nulla. I loro ex subalterni (perdonate il termine antipatico), nel giro di alcune ore, li considerano zero e, incontrandoli in corridoio, dopo un minuto di convenevoli sono annoiati e trovano un pretesto per scaricarli. Succede a tutti i capi di essere snobbati una volta persi i galloni: sarà lo stesso per Ferruccio de Bortoli che ha appena abbandonato la poltronissima del Corriere della Sera , occupata in due riprese per 12 anni. Più di lui, in quel posto elevato credo che siano durati, nella prima metà del secolo scorso, solo Luigi Albertini e Aldo Borelli, le cui vicissitudini sono ignote alle ultime generazioni.

Immagino lo stato d'animo di Ferruccio: egli proverà un senso di solitudine, parente stretta dell'inutilità. Il Corriere non è un giornale qualsiasi: è il quotidiano per eccellenza, il più autorevole e importante d'Italia, antico e glorioso. Chiunque faccia il nostro mestiere di scribi sogna di lavorarci e di dirigerlo, privilegio riservato a una ristretta élite di fortunelli. Si dice che gli addetti alla compilazione di articoli e di pagine si dividano in due categorie: quelli che hanno una scrivania in via Solferino 28 e quelli che la vorrebbero. Chi presta opera in altre redazioni finge di essere soddisfatto; in realtà mira al Corriere .

Coloro che lo hanno lasciato per recarsi altrove, attratti da stipendi più consistenti, lo rimpiangono: in cuor loro desiderano rientrarci, magari nel ruolo di numero uno. Aspetta e spera. Quando viene scelto il comandante del primo foglio nazionale, e se ne pronuncia il nome, ogni collega dice a se medesimo: se hanno assunto quello lì potevano ingaggiare anche me.

Il Corriere è un microcosmo che riflette alla perfezione il macrocosmo sociale. Ciò che avviene nelle sue stanze è simile a quanto si svolge nei palazzi del potere politico: stesse tribolazioni, accese rivalità, ambizioni sfrenate. Nell'azienda editoriale di cui trattiamo, de Bortoli è nato professionalmente al tempo dei Crespi (padroni storici), ai quali l'anno appresso, 1974, subentrarono i Rizzoli, una famigliona che, morto il capostipite Angelo senior, è stata in grado di dissipare (con impegno) un patrimonio immenso. Capita.

D'altronde, chi tocca il Corriere crepa o si fa molto male. Esso è portatore sano di sfiga. Molti degli imprenditori che lo hanno posseduto, o hanno cercato di possederlo, sono finiti male. L'avvocato Gianni Agnelli lo raccattò per due soldi al termine dell'amministrazione controllata: un affare con i fiocchi. Egli però defunse consegnando agli eredi una Fiat a pezzi. E a pezzi sarebbe rimasta se Gianluigi Gabetti, genio finanziario del gruppo, non avesse estratto dal cilindro magico un coniglio mannaro: Sergio Marchionne. Un fenomeno.

Roberto Calvi, quello del fu Banco Ambrosiano, ci rimise le penne: impiccato a Londra con in tasca un'opzione per rilevare l'impresa devastata dalla gestione rizzoliana. Orazio Bagnasco cercò di accaparrarsela e tirò le cuoia prematuramente. Altri che tentarono di mettere le mani sul mitico organo di informazione furono sbattuti in galera, taluni senza colpa. È la certificazione che questo giornalone è fonte di iella esiziale. Coloro che da esso sono fuggiti hanno avuto fortuna. Invece quelli che ne sono stati al timone, tranne poche eccezioni, tra cui Paolo Mieli, sono spariti nella generale indifferenza. Proprietari e direttori accomunati da un triste destino e dalla scalogna.

Mi viene alla mente Giorgio Fattori, amministratore delegato e presidente della Rcs, persona di spessore: ebbe guai giudiziari e di salute. Deceduto. Lo rammento con gratitudine per avermi tolto dal Corriere e affidato L'Europeo , dove fui accolto con due mesi di sciopero, al quale resistetti col suo gelido sostegno.

Via Solferino dovrebbe cambiare nome e chiamarsi viale del Cimitero. Non vi transito da un ventennio nel terrore di disgrazie, malattie, sciagure varie. Consiglio a de Bortoli, visto che è sopravvissuto a lungo agli influssi malefici del sito, di stare alla larga dal quartiere Brera. Non si sa mai. Contestualmente auguro al neodirettore, Luciano Fontana, di essere immune dalle note maledizioni. Egli, peraltro, essendo scampato alle stragi e al fallimento dell' Unità (la cui dipartita è ancora oggetto di varie feste organizzate dai compagni per motivi misteriosi), dovrebbe avere gli anticorpi necessari per sopravvivere anche alle iatture del Corriere . Ma sia prudente. In ogni angolo della redazione si celano insidie. Non intrattenga rapporti coi sindacati interni, altrimenti detti Comitati di redazione, che hanno provocato più disastri dell'Isis.

Torniamo al dimissionato Ferruccio. La sua non breve permanenza nella ditta è stata contrassegnata da eventi memorabili, a cominciare dalla sua assunzione al Corriere dei Ragazzi nel 1973. All'epoca era un giovanottino. Gli premeva fare parte della categoria dei pennini d'oro ed ebbe soddisfazione. Nel 1975 passò al Corriere d'Informazione , diretto da un talento sciupato, Cesare Lanza, dove si impratichì. Era talmente bravo e intelligente che nel giro di pochi mesi divenne comunista ed esponente sindacale, manifestando una precoce predisposizione per il potere. Non ha scritto articoli indimenticabili, attività che non gli interessava e non gli interessa. Ma ha fatto cose assai più redditizie, realizzate con maestria: caporedattore di qui e di là, direttore di qui e di là, dal Sole 24 Ore al Corriere . Un'irresistibile ascesa che lo ha issato due volte sul trono da cui è sceso un paio di giorni orsono.

I suoi meriti sono riconosciuti da chiunque non sia in malafede. L'uomo ha stile innato, capacità manovriere, mestiere consumato: praticamente è un sughero inaffondabile. Non è responsabilità sua se la carta stampata è in crisi e se migliaia di edicole hanno chiuso per disperazione, vendendo una miseria di copie. Forse l'intera categoria cui appartengo non ha saputo adeguarsi al progresso tecnologico e continua a confezionare giornali con tecniche superate, inconsapevole che la concorrenza di Internet e delle tv è micidiale. Per reggerla si imporrebbe un mutamento dello spartito. Ma questo è un discorso troppo complesso per essere affrontato nella presente circostanza.

Resta da dire che de Bortoli è arrivato in cielo non perché sia un Bel Ami, figuriamoci. All'inizio del suo cammino è stato al massimo un Ami. Strada facendo si è trasformato in un duro, conservando modi garbati. Invecchiando, gli uomini imparano a essere spontanei, trascurano gli opportunismi e mandano al diavolo con il sorriso sulle labbra chi li importuna, a costo di pagare un prezzo salato: prima o poi qualcuno si libera di loro. Ecco. Ferruccio adesso è libero. Anche di cambiare professione e di investire la liquidazione a piacimento. In bocca al lupo, caro collega: benvenuto tra noi ex ragazzi di bottega.

Commenti

Luci60

Dom, 03/05/2015 - 11:34

feltri sei un grande ......come sempre del resto viva bergamo nonostante il sig.parodi

VittorioMar

Dom, 03/05/2015 - 12:25

Sono daccordo col direttore Feltri,ma perchè si vendono determinati libri e altri no?Perchè alcuni giornali si vendono ed altri no?La tecnologia dovrebbe aiutare non impedire,non sarà che si scrivono ovvietà e non suggerire idee per migliorare la società?Non sarà un deficit di giornalismo?Un deficit di provocazioni?Di vere inchieste?

Luigi Farinelli

Dom, 03/05/2015 - 12:43

Portatore sano di sfiga? Sicuramento portatore infetto di massoneria della quale è ormai uno dei principali veicoli propagandatori.

agosvac

Dom, 03/05/2015 - 12:59

Ho comprato e letto il Corriere per diversi anni. Ho smesso di comprarlo e leggerlo perché da giornale d'informazione, il primo d'Italia, si era trasformato in giornale politico e, molto peggio, di parte! Il problema del Corriere è stato senza dubbio la direzione, visto che è questa a dare l'indirizzo del giornale. Mieli prima e de bortoli poi hanno fatto del Corriere la brutta copia di repubblica. Io non l'ho comprato più e come me hanno fatto molti altri.

Ralfrozen

Dom, 03/05/2015 - 13:25

Grande

giottin

Dom, 03/05/2015 - 13:43

Nel mio piccolo, anch'io mi ritengo un grande, ho precorso i tempi, non l'ho mai comprato.

Tarantasio.1111

Dom, 03/05/2015 - 14:03

Il tallone di ferro...libro scritto dal mitico jack london nel 1908, definito libro di dispotia...ma, forse non sbagliava di tanto: ( un suo stralcio)....Ho definito anche i professionisti e artisti servi del regime attuale. Che altro sono infatti? Dal primo all’ultimo, professori, predicatori, editori, sbrigano il loro lavoro servendo la Plutocrazia, tutte le volte che tentano di propagare idee minacciose per la Plutocrazia, perdono il posto. E non dimenticate che la stampa, il pulpito e l’università manipolano l’opinione pubblica, stabiliscono il clima mentale del paese. Quanto agli artisti, non hanno che da piegarsi al gusto più o meno ignobile della Plutocrazia…. Che altro non è se non il predominio nella vita pubblica da parte d’individui o gruppi finanziari che, grazie all'ampia disponibilità di capitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi….Dura da pubblicare?

beowulfagate

Dom, 03/05/2015 - 15:34

I problemi del paese sono troppi e troppo gravi per stare dietro a questo qui,tanto il compagno De Bortoli la fame non la soffrirà di certo.Voltiamo pagina,grazie.

Ritratto di LANZI MAURIZIO BENITO

LANZI MAURIZIO ...

Dom, 03/05/2015 - 17:17

ORMAI E' UNA VITA CHE ESISTE IL CORRIERE DELLA...SERVA.

Ritratto di aldolibero

aldolibero

Dom, 03/05/2015 - 17:37

Oggi 2 belle notizie.Feltri e' unico ed e' sempre un piacere aspettare le sue risposte a domande dei soliti lecchini di parte, penosi su tutte le reti.La seconda la speranza di non vedere piu' questo pilota di idee contrarie a che il paesino italia ,ormai,vorrebbe ascoltare.Nota di servizio:ho sempre usato il Corriere che girava per casa per pulire i vetri e accendere il fuoco.grazie mille

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Dom, 03/05/2015 - 17:51

Questo giornale è sempre stato definito "Il Corriere della Serva". Ora è giunto il momento, vista la vigente parità di genere, di ribattezzarlo IL CORRIERE DEL SERVO, visto che il nuovo direttore Luciano Fontana si è indottrinato all'UNITA' per ben 11 anni indossando la "livrea" di maggiordomo in modo impeccabile.

apostata

Dom, 03/05/2015 - 17:56

La durata di de bortoli è mistero. E’ sempre apparso infido ai lettori di destra per l’orientamento demagogico di stampo comunista (alle ultime elezioni spese editoriali contro berlusconi) e per i legami sottesi con i poteri forti e ai lettori di sinistra per l’atteggiamento da efebo radical chic. C’è solo da augurarsi che quel giornale, un tempo riferimento di cultura, espressione di imprenditorialità illuminata, possa fallire al più presto assieme al suo confratello rivale romano che, se possibile, ha avuto e ha ai vertici personaggi altrettanto squalificati e negativi per il paese.

yulbrynner

Dom, 03/05/2015 - 18:43

il corriere porta sfiga gli altri cosa? fortuna? feltri sei un buontempone

Enzovecchio

Dom, 03/05/2015 - 19:44

Visto che non e' stato sostituito da un premio Pulitzer,ma da tal Fontana,suo maggiordomo,funzione che nel giornalismo si usa addolcire coll'altisonante e vuotissimo titolo di condirettore,mi piacerebbe tanto conoscere le vere ragioni che hanno indotto il Fariseo De Bortoli a suicidarsi dolcemente.

ghorio

Dom, 03/05/2015 - 19:56

Ho visto che questa volta il mio commento non è stato inserito. Non ho provveduto a salvarlo e pertanto ci rinuncio a rinviarlo. In ogni caso una delle cose che colpisce nel mondo dei giornali riguarda il ritorno dei direttori: è accaduto per de Bortoli, è accaduto per Mieli e anche per lo stesso Feltri. In passato i direttori del Corriere arrivavano da altri giornali: ricordo, da ragazzino, l'arrivo di Alfio Russo dalla Nazione e poi Ottone dal Secolo XIX. Quanto alla crisi dell'editoria bisognerebbe aprire un dibattito, considerato che la carta stampata, a mio parere, fa troppa pubblicità alla tv, senza la reciprocità. Poi il giornalismo dovrebbe essere "scomodo", come ha scritto de Bortoli, nel suo editoriale, al momento dell'addio alla direzione. Invece in Italia, negli ultimi tempi, c'è troppo buonismo, tanto che si sprecano le attestazioni di"ottimo" ai giornalisti alla moda.

Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Dom, 03/05/2015 - 20:33

Occhio che questo adesso va a "guadagnare" un appannaggio in parlamento oppure si suicida perché nessuno lo calcola

puntodivista

Dom, 03/05/2015 - 20:49

Caro Feltri non è che alla fonte di questo articolo c'è una sua bella invidia per il grande Direttore De Bortoli? Il rispetto che si raccoglie quando si lascia un incarico di tale prestigio è proporzionato alla correttezza ed onestà con cui si è ricoperto. E come diceva un mio vecchio maestro di vita "più il ruolo che si ricopre è alto e più chi lo ricopre è vincolato a nobilitarlo". Mediti caro Feltri, mediti.....

LAC

Dom, 03/05/2015 - 20:52

"Sic transit gloria mundi" - De Bortoli - Montanelli. La notte e il giorno (non i due sub quotidiani, passato e presente, di Milano), ma due "penne", una un po' più di matita, l'altra un aratro che ha lasciato un solco incolmabile nella storia dell'Italia.

venessia

Dom, 03/05/2015 - 21:37

mi piace quando il Vittorio scrive con un "ciccinin" di rancore